Azze… cosa? Una storia (quasi) triste

Diversi mesi fa, a maggio, comprammo un vaso con un piccolo albero da frutto che presentava già una sorta di bacche verdi e tonde: un azzeruolo (Crataegus azarolus). Si tratta di una specie arborea dal nome evidentemente difficile da pronunciare (lui ha ancora adesso difficoltà a nominarla, ma non è certo l’unico), parente del biancospino, considerata un esempio dei frutti antichi, un tempo molto popolari e presenti nella dieta quotidiana e oggi ridotti a curiosità botaniche o poco più.

Originario dell’Asia Minore o di Creta, questo piccolo albero spinoso è considerato ormai tipico del territorio che si affaccia sul Mediterraneo e più in generale dell’Europa; per qualche verso ricorda il corbezzolo (poco appariscente, non monumentale, con frutti rossi sferici) ma con maggiore capacità di ambientarsi in climi non troppo miti. Uno dei pregi è la ricchezza in vitamina C dei piccoli frutti, qualità che comunque non conoscevamo al momento dell’acquisto.

Ebbene, il piccolo azzeruolo se ne è rimasto in vaso per tutta l’estate, in posizione prima soleggiatissima e molto esposta. La prima tremenda ordalia affrontata dal nostro fu l’ormai famigerata grandinata del 23 maggio: foglie frantumate e apici malridotti, bacche (stranamente) non troppo rovinate. Nei mesi più caldi lo abbiamo quindi messo nella parziale ombra di un caco selvatico, per non mettere a ulteriore prova le sue forze vitali; annaffiature quasi quotidiane, non troppo abbondanti. Nell’insieme deve aver gradito il trattamento, perché un mesetto fa tutti i piccoli frutti verdi sono giunti a maturazione, pur restando piuttosto piccoli (meno di 1,5 cm di diametro) e abbiamo potuto assaggiarli. Il sapore ricorda quello delle ciliegie, essendo un po’ aspro, e quello delle mele, anche per la consistenza; il frutto è niente male e piuttosto dissetante, peccato solo che contenga tre semi che, in proporzione alla polpa, sembrano enormi!

Azzeruolo - gemme di inizio settembre
Azzeruolo – gemme di inizio settembre

Una ciotolina di frutti tenuta da lei, insieme a qualche fico verde, ha dato vita a un “esperimento marmellatistico” di cui purtroppo non abbiamo potuto valutare il risultato. Sarà per l’anno prossimo – sempre che ci arrivi, perché….

Perché, ecco, abbiamo sistemato l’azzeruolo nella sua sede definitiva, o almeno così pensavamo iersera andando via da Tuchel dopo il lavoro di zappa. Avevamo individuato un punto adatto, nel prato davanti alla palificata, verso i fichi che ci separano dal bosco ma con tanto spazio libero per crescere. Stamattina invece lo abbiamo trovato schiantato al suolo, il pane di terra sfatto, il fusto spezzato a una trentina di centimetri dall’apice. Un colpo al cuore, un disastro, una nuova suprema prova di sopravvivenza per il quale probabilmente dobbiamo “ringraziare” i nostri amici cinghiali.

Dopo il primo momento di shock e rabbia ci siamo dati da fare: abbiamo rimesso l’azzeruolo al suo posto, tagliato di netto il tronco “chiudendo” la ferita con della cera (??), creato una barriera di pietre e tronchi e una vecchia carriola per scoraggiare eventuali nuove incursioni, e per buon peso abbiamo cosparso un po’ di peperoncino (un po’ poco però, pensandoci); dal fusto spezzato, infine, abbiamo ottenuto 4 piccole talee già messe a radicare, si sa mai che prendano!

L'azzeruolo ripiantato, con la barriera
L’azzeruolo ripiantato, con la barriera
Talee di azzeruolo
Talee di azzeruolo

Non sappiamo se tutto questo basterà e se l’alberello riuscirà ad attecchire e a crescere; in caso negativo, se gli amici ci chiedessero che fine ha fatto l’azzeruolo, non rimarrà che rispondere: “l’azze… cosa?“.

In copertina: i minuscoli fiori di asparagino (Asparagus densiflorus?)

Ripresa dei lavori

mantide-04L’inizio di settembre è stato troppo simile a un’estate sahariana per poter fare qualcosa che non fosse organizzare pigre grigliate o aspettare la sera per fare qualche tiro col frisbee; solo da giovedì scorso (metà mese esatta), dopo le piogge della notte, le temperature ci hanno un po’ mollato e incoraggiano la ripresa di lavori e lavoretti manuali. Un paio di giorni se ne sono andati comunque con la pioggia forte; nei momenti di calma eravamo a estirpare erbacce (la fascetta Mediterranea è di nuovo un gioiellino!), e per il resto: abbiamo potato il profumatissimo filadelfo, spostato l’ingombrante vasca bianca dall’ingresso, messo a dimora i garofanini nella fascetta Mediterranea, gli altri iris, alcune piante succulente sulla palificata. Senza contare i lavori “intangibili”: abbiamo preso contatto con produttori di mattonelle in cotto fatte a mano per ripristinare la Cisterna, esaminato varie opzioni per realizzare vialetti in pietra, definito il progetto per portare la corrente elettrica, contattato il Comune per risolvere la situazione precaria del tirante di un palo della luce pubblica alquanto fastidioso…

Non si contano i fogli scarabocchiati con progetti e idee più o meno geniali, i dibattiti su dove fare cosa, le trattative sulle priorità, le supposizioni su tempistiche e fattibilità. Insomma, da fuori possiamo sembrare imbambolati o concentrati su altre cose (sul fronte felino abbiamo dovuto affrontare un nuovo guaio di Charlie, che si è scombinata il garretto posteriore sinistro, e salvato con un intervento impossibile il classico gattino cascato e intrappolato nel più classico dei tubi interrati), in realtà stiamo elaborando silenziosamente…

 

In copertina: germogli di assenzio (Artemisia absinthium)

Beccati!

La pioggia infine è arrivata, sia pure con 24 ore di ritardo, e senza fare particolari danni: dopo una notte di vento e acqua oggi ci siamo potuti risparmiare l’annaffiatura quotidiana.

Verso sera eravamo comunque a Tuchel, per qualche piccolo lavoretto (tra cui la messa a dimora di tre specie nella Rampetta dei Sapori) e per assaporare il piccolo miracolo quotidiano del tramonto facendo due chiacchiere dalla Cisterna. E proprio in questo momento sospeso, non più giorno e non proprio notte, annunciati da qualche fruscio che lei mai sarebbe riuscita a percepire, ma lui sì, sono arrivati – anzi, tornati. Leggi tutto “Beccati!”

Sostanziale e sostanzioso riposo

Oggi è stato il primo giorno parzialmente coperto da un bel po’ di tempo a questa parte e per domani sono previste piogge abbondanti (ma non troppo, speriamo, anche se naturalmente c’è l’allerta gialla), ma per il momento tutto cresce tranquillo e silenzioso nell’aria calda e pulita.

La iucca NumeroQuattro all’ingresso del Giardino Tuchel
Particolare delle foglie di iucca

Lentamente ci avviamo verso la fase più fresca di questa prima estate a Tuchel, che ci godiamo abbondantemente fra pranzi in compagnia, giochi da ragazzini come frisbee e racchettoni e docce fresche con la manichetta. Intanto la motosega è ancora da Stefano per l’affilatura della catena, e ancora ieri faceva troppo caldo per poter anche solo pensare di accendere il decespugliatore; ci limitiamo giusto a bagnare Fred e le altre piante, togliere qualche erbaccia, raccogliere ciò che offre la stagione: fichi, prima di tutto, e i primi grappoli d’uva, nera e dolce, e poche, risicatissime nocciole – quelle risparmiate da gazze e ghiandaie, evidentemente. E le more, certo! Pregustando già ciò che verrà dopo: le noci, i sorbi, i cachi. Ma ogni cosa a suo tempo, non mettiamo fretta a questi giorni rilassati e pieni di progetti… Leggi tutto “Sostanziale e sostanzioso riposo”