Di pioggia, cinghiali e altro

buche cinghiali
Raspamento selvaggio: Rampa dei Sapori

Un’altra tranquilla giornata di pioggia, stavolta un po’ più sostenuta: il meteo sta facendo un ottimo lavoro, restituendo un po’ d’acqua al terreno a fronte di temperature comunque miti; nel tardo pomeriggio il cielo s’è anche aperto, lasciando che le ultime ore del giorno fossero allietate dal sole e da un certo calore. Negli ultimi giorni non abbiamo quasi messo piede a Tuchel, diversamente dai soliti “visitatori” un po’ indisciplinati e irruenti, che hanno lasciato tracce fin troppo evidenti del loro passaggio. Per fortuna, però, non paiono aver fatto danni reali: i rudimentali sistemi “dissuasori” di legni e pietre evidentemente aiutano, in questo senso. Leggi tutto “Di pioggia, cinghiali e altro”

Azze… cosa? Una storia (quasi) triste

Diversi mesi fa, a maggio, comprammo un vaso con un piccolo albero da frutto che presentava già una sorta di bacche verdi e tonde: un azzeruolo (Crataegus azarolus). Si tratta di una specie arborea dal nome evidentemente difficile da pronunciare (lui ha ancora adesso difficoltà a nominarla, ma non è certo l’unico), parente del biancospino, considerata un esempio dei frutti antichi, un tempo molto popolari e presenti nella dieta quotidiana e oggi ridotti a curiosità botaniche o poco più.

Originario dell’Asia Minore o di Creta, questo piccolo albero spinoso è considerato ormai tipico del territorio che si affaccia sul Mediterraneo e più in generale dell’Europa; per qualche verso ricorda il corbezzolo (poco appariscente, non monumentale, con frutti rossi sferici) ma con maggiore capacità di ambientarsi in climi non troppo miti. Uno dei pregi è la ricchezza in vitamina C dei piccoli frutti, qualità che comunque non conoscevamo al momento dell’acquisto.

Ebbene, il piccolo azzeruolo se ne è rimasto in vaso per tutta l’estate, in posizione prima soleggiatissima e molto esposta. La prima tremenda ordalia affrontata dal nostro fu l’ormai famigerata grandinata del 23 maggio: foglie frantumate e apici malridotti, bacche (stranamente) non troppo rovinate. Nei mesi più caldi lo abbiamo quindi messo nella parziale ombra di un caco selvatico, per non mettere a ulteriore prova le sue forze vitali; annaffiature quasi quotidiane, non troppo abbondanti. Nell’insieme deve aver gradito il trattamento, perché un mesetto fa tutti i piccoli frutti verdi sono giunti a maturazione, pur restando piuttosto piccoli (meno di 1,5 cm di diametro) e abbiamo potuto assaggiarli. Il sapore ricorda quello delle ciliegie, essendo un po’ aspro, e quello delle mele, anche per la consistenza; il frutto è niente male e piuttosto dissetante, peccato solo che contenga tre semi che, in proporzione alla polpa, sembrano enormi!

Azzeruolo - gemme di inizio settembre
Azzeruolo – gemme di inizio settembre

Una ciotolina di frutti tenuta da lei, insieme a qualche fico verde, ha dato vita a un “esperimento marmellatistico” di cui purtroppo non abbiamo potuto valutare il risultato. Sarà per l’anno prossimo – sempre che ci arrivi, perché….

Perché, ecco, abbiamo sistemato l’azzeruolo nella sua sede definitiva, o almeno così pensavamo iersera andando via da Tuchel dopo il lavoro di zappa. Avevamo individuato un punto adatto, nel prato davanti alla palificata, verso i fichi che ci separano dal bosco ma con tanto spazio libero per crescere. Stamattina invece lo abbiamo trovato schiantato al suolo, il pane di terra sfatto, il fusto spezzato a una trentina di centimetri dall’apice. Un colpo al cuore, un disastro, una nuova suprema prova di sopravvivenza per il quale probabilmente dobbiamo “ringraziare” i nostri amici cinghiali.

Dopo il primo momento di shock e rabbia ci siamo dati da fare: abbiamo rimesso l’azzeruolo al suo posto, tagliato di netto il tronco “chiudendo” la ferita con della cera (??), creato una barriera di pietre e tronchi e una vecchia carriola per scoraggiare eventuali nuove incursioni, e per buon peso abbiamo cosparso un po’ di peperoncino (un po’ poco però, pensandoci); dal fusto spezzato, infine, abbiamo ottenuto 4 piccole talee già messe a radicare, si sa mai che prendano!

L'azzeruolo ripiantato, con la barriera
L’azzeruolo ripiantato, con la barriera
Talee di azzeruolo
Talee di azzeruolo

Non sappiamo se tutto questo basterà e se l’alberello riuscirà ad attecchire e a crescere; in caso negativo, se gli amici ci chiedessero che fine ha fatto l’azzeruolo, non rimarrà che rispondere: “l’azze… cosa?“.

In copertina: i minuscoli fiori di asparagino (Asparagus densiflorus?)

Beccati!

La pioggia infine è arrivata, sia pure con 24 ore di ritardo, e senza fare particolari danni: dopo una notte di vento e acqua oggi ci siamo potuti risparmiare l’annaffiatura quotidiana.

Verso sera eravamo comunque a Tuchel, per qualche piccolo lavoretto (tra cui la messa a dimora di tre specie nella Rampetta dei Sapori) e per assaporare il piccolo miracolo quotidiano del tramonto facendo due chiacchiere dalla Cisterna. E proprio in questo momento sospeso, non più giorno e non proprio notte, annunciati da qualche fruscio che lei mai sarebbe riuscita a percepire, ma lui sì, sono arrivati – anzi, tornati. Leggi tutto “Beccati!”