Oggi è stato il primo giorno parzialmente coperto da un bel po’ di tempo a questa parte e per domani sono previste piogge abbondanti (ma non troppo, speriamo, anche se naturalmente c’è l’allerta gialla), ma per il momento tutto cresce tranquillo e silenzioso nell’aria calda e pulita.


Lentamente ci avviamo verso la fase più fresca di questa prima estate a Tuchel, che ci godiamo abbondantemente fra pranzi in compagnia, giochi da ragazzini come frisbee e racchettoni e docce fresche con la manichetta. Intanto la motosega è ancora da Stefano per l’affilatura della catena, e ancora ieri faceva troppo caldo per poter anche solo pensare di accendere il decespugliatore; ci limitiamo giusto a bagnare Fred e le altre piante, togliere qualche erbaccia, raccogliere ciò che offre la stagione: fichi, prima di tutto, e i primi grappoli d’uva, nera e dolce, e poche, risicatissime nocciole – quelle risparmiate da gazze e ghiandaie, evidentemente. E le more, certo! Pregustando già ciò che verrà dopo: le noci, i sorbi, i cachi. Ma ogni cosa a suo tempo, non mettiamo fretta a questi giorni rilassati e pieni di progetti…
Queste sono immagini degli ultimi giorni, dal 25 a oggi, catturate appunto nel silenzio e nella pace di un fine agosto estenuato e al tempo stesso foriero di un pieno di energia per i prossimi mesi, prima del riposo vero.
Verso la Passeggiata; in cima alla Rampa dei Sapori si può decidere se prendere l’altra rampetta, quella degli Ulivi, che viene solo fotografata; inizia la Passeggiata, e alzando il naso, a sinistra, vigilano le sagome antiche dei pilastrini di pietra, confortati da una luna sottile ma ben disegnata nel blu profondo del cielo.
Nello stesso punto bazzica una libellula, verde questa volta. Pare che si metta proprio in posa, come rifiutarle un paio di ritratti?
Sempre da queste parti c’è la “legnaia”, ove già abbiamo iniziato ad accatastare tronchi, rami e legnetti trovati già tagliati o derivati dalle nostre potature, accudita da bocche di leone e altri fiori spontanei; poco oltre il Grande Fico Nero (Ficus carica), col (secondo) carico di frutti in arrivo, e ancora più avanti, dopo alberi di noci (Juglans regia) e di nocciole (Corylus avellana), un grande cespo di salvia (Salvia officinalis).
In fondo alla Passeggiata incontriamo prima i sorbi (Sorbus sp., forse S. aria?) allineati lungo il confine sulla stradina, a sud, poi l’ombra freschissima del Gelso Bianco (Morus alba) in cui ahimé si rifugiano anche torme di zanzare; è proprio il gels che chiude a ovest la Radura, delimitata nella parte a levante da un alto noce e da alcuni ulivi, più piccoli. Ancora una volta non resisto agli amarilli che occhieggiano sotto di essi (nonostante il vento).

Qualche momento di contemplazione, poi di nuovo verso la Cisterna, dove sempre nuovi scorsi attendono di essere veduti. Insieme agli altri fichi, quelli verdi e grossi, che si gonfiano e si vestono d’oro, forse per farsi belli con la luna, sempre lei, che pare non voler lasciare mai il Giardino.























