Tre giorni fa è scoppiata una torrida estate, e il primo a soffrirne le conseguenze è stato l’acero rosso trapiantato da non molto nella terrazza alta (quella “giapponese”): una giornata alla mercé di sole e vento caldo ha fatto arricciare e in buona parte seccare le foglie, soprattutto quelle più in basso. Tragedia!
Fred l’Acer palmatum e le sue foglie in sofferenza
Siamo corsi subito ai ripari, era due giorni fa: intanto bagnando il terreno il più possibile frequentemente, e coprendolo con del fogliame per limitare evaporazione e riverbero. Leggi tutto “(F)red alert!”
Tuchel continua a crescere, a evolversi, ad arricchirsi di specie e scorci – e noi ci arricchiamo con lei inebriandoci di forme e colori sempre nuovi, di scoperte quotidiane, di panorami che sollecitano pensieri e meditazioni che a loro volta spiccano il volo, portandoci in luoghi della mente insospettabili oltre che inesplorati.
Una parte importante, importantissima in questo divenire quotidiano la giocano gli altri: gli amici, i vicini, i fratelli e le sorelle, insomma quelle persone preziose la cui presenza si sparge come spezie saporite sulle nostre giornate, e che di volta in volta regalano un vasetto, portano un ramo per fare talea, o si danno da fare sudando con noi sulla bassa terra (quante volte ce la siamo sentita dire questa espressione!). E così il Giardino Tuchel è anche un po’ loro, di tutti quelli che ci vogliono bene e a cui vogliamo bene, e spesso penso che è bello che sia così grande, perché tante sono le persone di cui ambiamo custodire una traccia, un segno di affetto.
L’abbiamo desiderata, evocata, a volte anche temuta – e puntuale più del consueto è arrivata, col suo carico di caldi, caldissimi raggi, giornate infinite, sere tiepide da passar fuori a mangiare un gelato e sorseggiare qualcosa di fresco…
L’annuncio è stato dato dalla schiusa di un delicato fiore di cappero, il primo della piantina messa a dimora poco più di un mese fa e che era stata quindi martoriata da una grandinata memorabile, il 23 maggio scorso.
Qualche tempo fa – era il 17 maggio scorso e dovevamo ancora iniziare i lavori della palificata – andammo in un vivaio vicino a casa dove avevamo visto degli aceri giapponesi; ricordavamo un esemplare rosso, a detta di lui monumentale, e avevamo scommesso su quanto potesse costare. Bene, di esemplari monumentali ce n’erano due, ma verdi, e comunque non in vendita in quanto ormai saldamente ancorati al terreno. In compenso, tra le molte piante allineate da un lato occhieggiavano due alberelli alti un paio di metri, con le foglie rosso scuro. Chiedemmo di vederli meglio, e il vivaista ne prese, lo portò al centro del piazzale e ne sciolse un po’ la chioma, prima stretta fra un melograno e un pompelmo.
Lui rimase folgorato. Doveva far parte del giardino Tuchel! Lo fotografò, si fece promettere di tenerlo da parte per noi e, come i futuri padri che mostrano agli amici le ecografie dei futuri figli, tutto orgoglioso mostrò in giro la foto dell’acero che gli aveva rapito il cuore (sì, sto romanzando, ma nemmeno troppo!).