La strana accoppiata

Giornata caldissima, quella di oggi, davvero da mare (per chi ne ha la possibilità). L’inizio e la prima metà di settembre sembravano virare subito all’autunnale/tempestoso, meteorologicamente parlando, mentre gli ultimi giorni hanno regalato temperature sostanzialmente estive e inaspettate scottature. In fretta e furia avevamo tirato fuori dall’armadio maglie pesanti, giacche e impermeabili – estraendole da recessi ormai dimenticati – ma altrettanto in fretta li abbiamo ricacciati dentro, accaldati e sudati pur avendo addosso solo una canottierina.

Non si sa se ci sia una correlazione, ma a queste bizzarrie climatiche se ne accompagna una, diciamo, agricolo/degustativa, visto che da ormai una o due settimane raccogliamo e degustiamo i cachi dell’omonimo albero (Diospyros kaki o loto della Cina) sulla fascetta Mediterranea. Il bello è che i cachi dovrebbero maturare a novembre – tra l’altro quei grossi pomi arancione appesi ad alberi completamente spogli, magari con lo sfondo plumbeo di una giornata di fine autunno, fanno sempre un certo effetto, tra l’allegro e lo straniante – e non a settembre, come i fichi. Dovrebbero. Invece eccoli lì, ora, e non resta che approfittarne… mica li faremo cadere e spiaccicarsi per la gioia delle sole formiche, no? E poco male se dovranno dividersi lo spazio con i fichi, con i quali condividono una consistenza molle (con tendenza a spappolarsi) e un gusto molto zuccherino.

Fine settembre, raccolta di fichi... e cachi
Fine settembre, raccolta di fichi… e cachi

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Nuovi acquisti

Qualche tempo fa – era il 17 maggio scorso e dovevamo ancora iniziare i lavori della palificata – andammo in un vivaio vicino a casa dove avevamo visto degli aceri giapponesi; ricordavamo un esemplare rosso, a detta di lui monumentale, e avevamo scommesso su quanto potesse costare. Bene, di esemplari monumentali ce n’erano due, ma verdi, e comunque non in vendita in quanto ormai saldamente ancorati al terreno. In compenso, tra le molte piante allineate da un lato occhieggiavano due alberelli alti un paio di metri, con le foglie rosso scuro. Chiedemmo di vederli meglio, e il vivaista ne prese, lo portò al centro del piazzale e ne sciolse un po’ la chioma, prima stretta fra un melograno e un pompelmo.

Lui rimase folgorato. Doveva far parte del giardino Tuchel! Lo fotografò, si fece promettere di tenerlo da parte per noi e, come i futuri padri che mostrano agli amici le ecografie dei futuri figli, tutto orgoglioso mostrò in giro la foto dell’acero che gli aveva rapito il cuore (sì, sto romanzando, ma nemmeno troppo!).

L'acero rosso al vivaio, maggio 2016
L’acero rosso al vivaio, maggio 2016

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