Transizione ecologica? Ancora no, grazie!

Immaginiamo una grande area privata, in una grande città italiana, posta in una zona collinare, periferica, in passato pesantemente industriale e dunque degradata. Supponiamo che quest’area sia oggetto di un sontuoso progetto di sviluppo tecnologico e scientifico, e che sia stata proclamata luogo sacro dell’innovazione e della ricerca, con alcune realtà istituzionali e imprenditoriali già insediate e attive e molte, molte altre in vista. Ipotizziamo che il magnifico progetto e progressivo non sia privo di un grande cuore verde (qualcuno l’avrebbe definito anzi polmone) e pulsante, un parco pubblico aperto a tutti che ne costituisce anzi il fulcro, l’epicentro di vita, e che con area giochi, area cani, percorsi ginnici e quant’altro “interpreta la qualità del vivere e del lavorare bene” e riconnette visitatori e utenti del luogo alla natura. Fantasticando ancora un po’, non sarà difficile intuire che un luogo siffatto potrebbe ospitare anche una scuola materna e altre strutture dove genitori e bimbi usufruiscono di servizi avanzati in un contesto sereno e naturale, lontani dalla concitazione artefatta dei centri urbani.

Leggi tutto “Transizione ecologica? Ancora no, grazie!”

Ancora per poco

Ancora a casa, ma spero per poco. Guardiamo il lato positivo: domenica scorsa è stato il giorno più diabolicamente caldo del millennio, o almeno così poteva essere percepito, e quelli successivi sono stati solo leggermente meglio. L’impressione era che qualcuno avesse dimenticato aperto lo sportello di un enorme forno acceso, e in questi casi a poco servono finestre aperte per fare “corrente” (calda?), tende, docce, gelati per pranzo e quant’altro.

Mappe vegetali: foglia di Aristolochia elegans

Inevitabile parlare di riscaldamento globale, contromisure da mettere in atto, prese di coscienza collettive per salvare il pianeta; ma come in tante, troppe occasioni, mentre sono infinite sono le chiacchiere e i discorsi sui media – che snocciolano numeri, scenari, statistiche a getto continuo – sporadici, occasionali e spesso poco più (o poco meno) che simbolici gli atti concreti per realizzare l’inversione di rotta. Alla fine è più facile curare il sintomo (il caldo) facendo finta di credere che sia la causa, evitando quindi di ripensare e ricalibrare i nostri comportamenti e le nostre abitudini di essere “civilizzati” e dunque insopportabilmente pigri, ridicolmente miopi, stupidamente egoisti; insomma, sostnzialmente incapaci di quello sguardo nel futuro di cui tanto ci riempiamo la bocca parlando di figli e generazioni future.

Leggi tutto “Ancora per poco”

A casa

I nostri piani sono noti per essere sempre sottoposti alla legge del caso, e così è anche per me in questi giorni: un infortunio lieve e banale come una battuta sciocca, di quelli che se fossero un fumetto sarebbero una buffa vignetta con Paperino e non certo una sanguinolenta scena di Dylan Dog, ma sufficiente a bloccarmi a casa visto che il mio non è più un lavoro d’ufficio (e meno male!). Bloccarmi per modo di dire, certo, perché le piante a Tuchel bisogna pur bagnarle, e i gattini nutrirli, e poi c’è la Signora Fletcher e tutto il resto; diciamo che la modalità operativa è ridotta all’essenziale, grazie anche al meteo che dopo un giugno disastrosamente caldo sta concedendo qualche nube ristoratrice.

La pelle della matucana come una carta geografica, 14/7
Leggi tutto “A casa”

L’ultimo?

Oggi noto l’ultimo nato fra i Chimonanthus praecox, seminato il I maggio – la terra nell’alveolo del portauova appena un po’ sollevata e, sotto, l’inequivocabile virgolotta verde-biancastra della radichetta. Dei suoi fratelli, qualcuno ha già messo la quarta coppia di foglie, ma almeno nel nascere mi pare di capire che questa sia una specie che se la prende comoda: da quasi quaranta giorni a circa tre mesi… diventa fondamentale rispettare questi tempi e non farsi prendere anzitempo dallo sconforto, buttando tutto nell’umido!

seme chimonanto
Seme di calicanto, 9/6
Leggi tutto “L’ultimo?”