Ancora per poco

Ancora a casa, ma spero per poco. Guardiamo il lato positivo: domenica scorsa è stato il giorno più diabolicamente caldo del millennio, o almeno così poteva essere percepito, e quelli successivi sono stati solo leggermente meglio. L’impressione era che qualcuno avesse dimenticato aperto lo sportello di un enorme forno acceso, e in questi casi a poco servono finestre aperte per fare “corrente” (calda?), tende, docce, gelati per pranzo e quant’altro.

Mappe vegetali: foglia di Aristolochia elegans

Inevitabile parlare di riscaldamento globale, contromisure da mettere in atto, prese di coscienza collettive per salvare il pianeta; ma come in tante, troppe occasioni, mentre sono infinite sono le chiacchiere e i discorsi sui media – che snocciolano numeri, scenari, statistiche a getto continuo – sporadici, occasionali e spesso poco più (o poco meno) che simbolici gli atti concreti per realizzare l’inversione di rotta. Alla fine è più facile curare il sintomo (il caldo) facendo finta di credere che sia la causa, evitando quindi di ripensare e ricalibrare i nostri comportamenti e le nostre abitudini di essere “civilizzati” e dunque insopportabilmente pigri, ridicolmente miopi, stupidamente egoisti; insomma, sostnzialmente incapaci di quello sguardo nel futuro di cui tanto ci riempiamo la bocca parlando di figli e generazioni future.

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Colpo di freddo

Finalmente un po’ di pioggia, negli ultimi giorni: ristora le piante, favorisce le poche messe a dimora (due minuscoli lillà, gli ultimi acquisti Armeria sp. e un’altra a fiori bianchi dalla Piazzetta, Ornithogallum caudatum in zona piscinetta…) e le concimazioni fatte, spezza la routine e fornisce un’ottima scusa per stare un po’ di più a casa a sonnecchiare.

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