Scaldiamo i motori

Dopo un marzo sorprendentemente freddo, a partire da poco dopo l’inizio della primavera astronomica sono arrivate giornate caldissime e molto, molto asciutte, che hanno ulteriormente aggravato il bilancio idrico negativo di questo inizio d’anno. Primavera ormai lanciata, quindi? Neanche per sogno! Ieri è finalmente arrivato un po’ di brutto tempo, con una pioggia in realtà molto discreta, e soprattutto temperature in forte calo. Di notte siamo tornati a dieci gradi o poco più, e per il momento dunque aspetto a buttar fuori tutte le piante che possono passare la bella stagione all’aperto.

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Ancora per poco

Ancora a casa, ma spero per poco. Guardiamo il lato positivo: domenica scorsa è stato il giorno più diabolicamente caldo del millennio, o almeno così poteva essere percepito, e quelli successivi sono stati solo leggermente meglio. L’impressione era che qualcuno avesse dimenticato aperto lo sportello di un enorme forno acceso, e in questi casi a poco servono finestre aperte per fare “corrente” (calda?), tende, docce, gelati per pranzo e quant’altro.

Mappe vegetali: foglia di Aristolochia elegans

Inevitabile parlare di riscaldamento globale, contromisure da mettere in atto, prese di coscienza collettive per salvare il pianeta; ma come in tante, troppe occasioni, mentre sono infinite sono le chiacchiere e i discorsi sui media – che snocciolano numeri, scenari, statistiche a getto continuo – sporadici, occasionali e spesso poco più (o poco meno) che simbolici gli atti concreti per realizzare l’inversione di rotta. Alla fine è più facile curare il sintomo (il caldo) facendo finta di credere che sia la causa, evitando quindi di ripensare e ricalibrare i nostri comportamenti e le nostre abitudini di essere “civilizzati” e dunque insopportabilmente pigri, ridicolmente miopi, stupidamente egoisti; insomma, sostnzialmente incapaci di quello sguardo nel futuro di cui tanto ci riempiamo la bocca parlando di figli e generazioni future.

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A casa

I nostri piani sono noti per essere sempre sottoposti alla legge del caso, e così è anche per me in questi giorni: un infortunio lieve e banale come una battuta sciocca, di quelli che se fossero un fumetto sarebbero una buffa vignetta con Paperino e non certo una sanguinolenta scena di Dylan Dog, ma sufficiente a bloccarmi a casa visto che il mio non è più un lavoro d’ufficio (e meno male!). Bloccarmi per modo di dire, certo, perché le piante a Tuchel bisogna pur bagnarle, e i gattini nutrirli, e poi c’è la Signora Fletcher e tutto il resto; diciamo che la modalità operativa è ridotta all’essenziale, grazie anche al meteo che dopo un giugno disastrosamente caldo sta concedendo qualche nube ristoratrice.

La pelle della matucana come una carta geografica, 14/7
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