Due tregue e il magnifico sfagno

Un paio di settimane fa, con la fine di agosto, era arrivato anche un bellissimo temporale, portando ristoro e qualche giorno di nuvole e fresco. Qualche giorno fa (il 7), con l’annuncio esplosivo dato da un boato tremendo alle 2 esatte di notte, si sono nuovamente aperte le cateratte; è seguito una sorta di spettacolo idro-pirotecnico affascinante ma decisamente incompatibile col sonno. Tutto bene, temperature diurne più confacenti alla stagione che si avvia alla fine dell’estate, quindi? No, neanche per idea! Se al mattino, insieme ai gatti che aspettano la colazione mi accoglie la rugiada sui prati, il sole delle ore centrali è implacabile e, se possibile, ancora più molesto che in pieno agosto: è più basso, più diretto quasi, più temibile perché non te lo aspetti così forte. L’unica consolazione è che le giornate finiscono sempre prima, ma l’afa pomeridiana è davvero incredibilmente opprimente.

Nuvoloni scenografici al tramonto, 31 agosto
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Un aprile così freddo

Da qualche giorno le giornate sono limpide e soleggiate, ma l’aria è fredda, quasi gelida al mattino e dopo il tramonto, quando scende tranquillamente sotto ai 10 °C. Non è proprio l’ideale per la gardenia, messa fuori in balcone proprio pochi giorni fa dopo aver passato l’inverno al riparo, ma se non peggiora ulteriormente e dal momento che il vento è moderato e sopportabile, se ne resterà appunto fuori, in un punto comunque protetto da aria e sole diretto.

Il primo amareno in fiore, 29 marzo

Leggo che è stato un inverno mediamente caldissimo, soprattutto a febbraio, eppure non mi sembrava tale; o forse sono le notizie sulla pandemia da coronavirus che fanno entrare in tale freddo nell’anima da falsare le nostre percezioni. La nostra vita e il nostro futuro, come persone e come specie, si gioca in queste settimane – e si giocherà sempre più in futuro – sul filo dei gradi di temperatura, come ha esposto benissimo Stefano Mancuso in un articolo di fine marzo.

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