Un aprile così freddo

armeria

Da qualche giorno le giornate sono limpide e soleggiate, ma l’aria è fredda, quasi gelida al mattino e dopo il tramonto, quando scende tranquillamente sotto ai 10 °C. Non è proprio l’ideale per la gardenia, messa fuori in balcone proprio pochi giorni fa dopo aver passato l’inverno al riparo, ma se non peggiora ulteriormente e dal momento che il vento è moderato e sopportabile, se ne resterà appunto fuori, in un punto comunque protetto da aria e sole diretto.

Il primo amareno in fiore, 29 marzo

Leggo che è stato un inverno mediamente caldissimo, soprattutto a febbraio, eppure non mi sembrava tale; o forse sono le notizie sulla pandemia da coronavirus che fanno entrare in tale freddo nell’anima da falsare le nostre percezioni. La nostra vita e il nostro futuro, come persone e come specie, si gioca in queste settimane – e si giocherà sempre più in futuro – sul filo dei gradi di temperatura, come ha esposto benissimo Stefano Mancuso in un articolo di fine marzo.

La speranza è che tutto questo tempo in più da passare in casa dia l’occasione a tante persone di riflettere su uno stile di vita ormai palesemente poco sostenibile, e sia lo sprone anche per cambiare radicalmente l’approccio verso il nostro ambiente come parte integrante del nostro benessere. E non necessariamente per chiedere qualcosa a qualcuno.

Una quercia (roverella?) verso le colline, 29 marzo
stelo fiorale sarracenia
Un tenace bocciolo di Sarracenia sp., 29 marzo

Freddo o no, continua un fervente lavoro di “raspatura” per levare rovi, ailanto ed erbe varie da quanta più superficie possibile (a volte mi chiedo, questo è davvero amare le piante? Non lo sarebbe di più lasciare che le piante crescano come e dove vogliono?); è a buon punto il pratino sopra al Giardino Giapponese, dove tuttavia ci sono ancora molti ailanti in cattive condizioni da abbattere, acacie e rovi; benino anche il Pratone, di cui finalmente si percepisce di nuovo la superficie (e l’ampiezza), anche se permangono cumuli di detriti e mucchi di frasche secche. Mi viene male al pensiero di tutto il materiale che ci sarebbe da bruciare o (ancora peggio) da portare via!

Tantissimo c’è ancora da fare, il sogno di vedere un giorno un parco di tante specie diverse in armonia, arricchito da presenze animali (che pure non mancano: ieri siamo stati mezz’ora buona in contemplazione di un topolino circospetto ma apparentemente poco spaventato dalla presenza di Loretta), è appunto ancora un sogno, da costruire mattoncino dopo mattoncino, con perseveranza e cura, e tanta tanta buona volontà – e con una discreta forza di polso, se posso aggiungere.

Un’altra cosa da fare è però anche un aggiornamento delle specie ospitate sia in casa – chissà, potrebbero essere di ispirazione i molti che non hanno un giardino a disposizione – sia appunto a Tuchel. Cercherò di fare una lista, anche se temo che un elenco siffatto rispecchierebbe la realtà per un tempo piuttosto scarso…

In copertina: fiori di Armeria marittima, zona Piazzetta.