Ancora per poco

Ancora a casa, ma spero per poco. Guardiamo il lato positivo: domenica scorsa è stato il giorno più diabolicamente caldo del millennio, o almeno così poteva essere percepito, e quelli successivi sono stati solo leggermente meglio. L’impressione era che qualcuno avesse dimenticato aperto lo sportello di un enorme forno acceso, e in questi casi a poco servono finestre aperte per fare “corrente” (calda?), tende, docce, gelati per pranzo e quant’altro.

Mappe vegetali: foglia di Aristolochia elegans

Inevitabile parlare di riscaldamento globale, contromisure da mettere in atto, prese di coscienza collettive per salvare il pianeta; ma come in tante, troppe occasioni, mentre sono infinite sono le chiacchiere e i discorsi sui media – che snocciolano numeri, scenari, statistiche a getto continuo – sporadici, occasionali e spesso poco più (o poco meno) che simbolici gli atti concreti per realizzare l’inversione di rotta. Alla fine è più facile curare il sintomo (il caldo) facendo finta di credere che sia la causa, evitando quindi di ripensare e ricalibrare i nostri comportamenti e le nostre abitudini di essere “civilizzati” e dunque insopportabilmente pigri, ridicolmente miopi, stupidamente egoisti; insomma, sostnzialmente incapaci di quello sguardo nel futuro di cui tanto ci riempiamo la bocca parlando di figli e generazioni future.

Sono tantissime le cose che si possono iniziare a fare personalmente per alleggerire il nostro nefasto impatto sul pianeta. Alcune sono davvero banali, come fare caso a quanta plastica ci circonda e a quanta si potrebbe ridurre attraverso i nostri acquisti: e dunque vie le monoporzioni, le minidosi, gli assaggini nei bicchierini con forchettine e cucchiaini e coltellini, tutte quelli miriadi di microsudari di pellicole plastiche che, con la scusa ignobile dell’igiene e della praticità, infestano negozi, cestini e strade – e mari, fiumi, laghi, prati e montagne, insomma tutto l’infestabile – appena esaurita la fondamentale missione di proteggere qualche grammo di cibo, bevande o altra plastica.

Eonium in controluce, 19/7

Dicono di coltivare qualche pianta sul balcone o sul terrazzo, per contribuire alla difesa dell’ambiente e accrescere il patrimonio verde. Bene, ok, ma anche lì bisogna farsi due domande e capire che il punto non è rifornirsi di vasi vasetti vasettini (di plastica, probabilmente cinese) di piantine che magari arrivano da migliaia di chilometri di distanza, inondarle di concime (chimico) e antiparassitari e buttarle via al primo segno di deperimento sostituendole con altre piante “di stagione”. Molto meglio lasciar perdere, e sopperire con donazioni a Greenpeace o simili!

Il punto di vista ambientalista, relativamente recente, mitiga il complesso che nutro su concimi, antiparassitari e fertilizzanti vari, di cui ho sempre fatto uso scarsissimo – vuoi per ragioni economiche, vuoi per ignoranza o pigrizia… D’altra parte le mie piante (soprattutto quelle in casa) non sono così spettacolari o incredibilmente sviluppate, ma sia pure pacatamente riescono a esprimere tutta la loro bellezza e ad affrontare qualche malanno.

Una parola sulle Hoya: le talee da foglia riescono, nel senso che le foglie staccate e messe in terra radicano (la prova è qua sotto: la foglia è stata appena estratta da un vaso con terra e vermiculite), ma… radicano soltanto e dopo mesi, anni ancora non si vede un nuovo stelo. Ho letto da qualche parte che con pezzi di rami la propagazione è facile e rapida, così qualche giorno fa ho prelevato appunto qualche pezzo di stelo da far radicare in acqua. Staremo a vedere!

Foglia di Hoya carnosa radicata (talea di più di un anno), 19/7

Sul balcone intanto Aristolochia elegans sfoggia i suoi fiori tentacolari, immancabilmente seguiti da efficienti capsule deiscenti (= che si aprono da sole).

Il caldo non ferma le giovani piantine, e incoraggia le ultime nate; fra di loro Chimonanthus praecox (ora sono dieci in tutto) e la piccola Asimina triloba che sembra aver tratto giovamento dall’operazione di “disostruzione” di una settimana fa.

In copertina: particolare di fiore di Aristolochia elegans, 19/7