Quello che non ti aspetti

Pasqua è passata, per una volta fuori casa, e così Pasquetta e il 25 aprile. Quello che non ci si aspettava era il tempo, piovoso e freddino, che ha imperversato appunto da Pasquetta al fine settimana scorso; poi qualche giorno di sole, ma con l’aria fresca e una notevole condensa mattutina, addirittura una breve grandinata il 26, e – oggi – l’apoteosi del freddo: 8 °C al mattino, sole caldo ma non troppo e brividi schietti all’ombra. In casa siamo sui 17 °C; ovviamente NON accendiamo i caloriferi, ma insomma, è piuttosto anomalo!

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Un posto per il viburno

Oggi pomeriggio ho raccolto le forze e il momento giusto e, dopo qualche altro piccolo lavoretto e con la compagnia di Loretta e Thor che scorrazzavano per le terrazze, ho scavato la buca per mettere in piena terra il profumato viburno acquistato circa un mese fa. Una buca piuttosto grossa e con un coefficiente di difficoltà dato dalla pendenza del luogo scelto per l’impianto, ma è andata più liscia del previsto, e alla fine ho completato il lavoro, pur avendo ipotizzato di farlo domani.

Il posto: lungo il piccolo declivio sotto agli ulivi, all’estremità della terrazza Spagna, e a protezione dei due limoni di zia Mara, che a loro volta chiudono il piccolo spazio su cui si apre il secondo cancelletto della recinzione.

buca viburno
Durante lo scavo, 16 aprile
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Colpo di freddo

Finalmente un po’ di pioggia, negli ultimi giorni: ristora le piante, favorisce le poche messe a dimora (due minuscoli lillà, gli ultimi acquisti Armeria sp. e un’altra a fiori bianchi dalla Piazzetta, Ornithogallum caudatum in zona piscinetta…) e le concimazioni fatte, spezza la routine e fornisce un’ottima scusa per stare un po’ di più a casa a sonnecchiare.

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Le altre di marzo

Quest’anno è forse il primo in cui aspetto e dimensioni delle piante sono tali da comunicare il loro essersi ambientate, il loro “aver preso” ed essere ormai parte del bioma di Tuchel, di un ecosistema ancora in evoluzione ma dove la nostra mano si manifesta leggera.

Tante sono le piante che ce l’hanno fatta, vivacemente avviate a prevalere anche sulle autoctone – pur con qualche occasionale aiuto.

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