“Un pensierino per ieri”

Sto andando a Giardino Tuchel. Un battito di ciglia tra le colline di Genova. La strada per raggiungerlo è un lungo segno di matita sulla riva del mare, che poi gira per decidere di salire.

Il cambio di colori e di suoni si avverte piano, quando il blu cambia nel verde delle foglie e i rumori del traffico si fanno radi. Finché la strada finisce. Non ci puoi arrivare in auto. Questa è la condizione, devi lasciare ogni mezzo e avvicinarti piano, passo dopo passo, in salita, ancora. Una salita di gradini, in cima alla quale ti aspetta lo spruzzo azzurro del Plumbago, e ti rinfresca, come una piccola pozza d’acqua nel silenzio ronzante dell’estate.

Grazie Laura!

 

In copertina: bocciolo di Amaryllis belladonna (?)

Trova l’intrusa

Pomeriggio d’estate, si sta a sonnecchiare su una sdraio, tra il sole e l’ombra mossa della vite, ma c’è qualcosa che tiene svegli e impedisce una pennichella come si deve… Qualcosa di vicino, di insistente anche se non frastornante, e di invisibile. Una presenza oscura e aliena, insomma. Ma dove si anniderà?

Tutto intorno appare tutto normale, tranquillo, eppure c’è qualcosa di vibrante che proviene da… sì, sembra strano, ma proviene proprio dal pilastrino all’angolo sud. Starà prendendo vita?

Il pilastrino nasconde qualcosa...
Il pilastrino nasconde qualcosa…

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A cena coi cinghiali

Una curiosa piccola mantide appostata sulla porta di casa
Una curiosa piccola mantide appostata sulla porta di casa

Sabato sera, grigliata. Poche persone, madre e zii di lui da una parte e sorella di lei dall’altra, ma molto ben intenzionate a godersi una lunga, calda, piacevolissima serata di inizio luglio dopo una giornata di intenso lavoro.

Sì, perché – impegni quotidiani a parte – anche la preparazione di una cena all’aperto richiede i suoi tempi, tanto più che dovevamo partire dalla base: rendere decentemente agibile l’area della Cisterna, sgombrandola dall’inutile, attrezzandola con qualche arredo e creando un po’ di ombra per potervi stare più di qualche minuto senza cuocere.

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Attese

Non sembrerebbe, ma anche l’estate è un tempo di attese.

C’è la gatta che attende il topolino al varco, e quasi lo fa fuori. Si interviene con uno spruzzo d’acqua, un annaffiatoio, e si attende che il topino si faccia salvare salendo su una canna di bambù, sottile come le speranze di sfangarla… e forse anche lui, riparato dietro la struttura di ferro di un mobiletto da giardino, attende un intervento salvifico, qualunque esso sia, una possibilità per poter continuare le sue corse affamate e silenziose. L’ho lasciato al limitare del bosco – troppo lontano, forse, dalla sua tana? – chissà se e per quanto riuscirà a farla franca in questo territorio ad elevata densità felina…

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