Un paio di settimane fa, con la fine di agosto, era arrivato anche un bellissimo temporale, portando ristoro e qualche giorno di nuvole e fresco. Qualche giorno fa (il 7), con l’annuncio esplosivo dato da un boato tremendo alle 2 esatte di notte, si sono nuovamente aperte le cateratte; è seguito una sorta di spettacolo idro-pirotecnico affascinante ma decisamente incompatibile col sonno. Tutto bene, temperature diurne più confacenti alla stagione che si avvia alla fine dell’estate, quindi? No, neanche per idea! Se al mattino, insieme ai gatti che aspettano la colazione mi accoglie la rugiada sui prati, il sole delle ore centrali è implacabile e, se possibile, ancora più molesto che in pieno agosto: è più basso, più diretto quasi, più temibile perché non te lo aspetti così forte. L’unica consolazione è che le giornate finiscono sempre prima, ma l’afa pomeridiana è davvero incredibilmente opprimente.


Tummy, 30 agosto 
Tummy, 4 settembre 
Vasi di piante… e di gatti, 4 settembre 
Luke, 4 settembre 
Loretta con gli amici gatti, 27 agosto
Provo a raccogliere le noci, quest’anno ce ne sono tantissime; peccato che, come mi fa notare Mario, sono praticamente tutte mezze marce. Cadono col mallo già nero, il guscio bello e chiaro da un lato ma scuro e compromesso dall’altro. Provo a rifarmi con le nocciole, stavolta ne ho raccolte in quantità e le sto facendo asciugare sul pavimento rovente del balcone (le lascio lì anche di notte, col vento che tira costantemente l’umidità non è neppure un’ipotesi). A me non piacciono, ma mi farebbe piacere regalarle in giro.
Le tregue, sia pure brevi, con le ristoratrici dosi d’acqua e il fresco mattutino, hanno portato nuove energie alle piante, spingendole a fiorire o, nel caso delle rose, anche a rifiorire.

Rosa di Tino, 8 settembre 
I fiori a pon-pon di Eugenia myrtifolia, 8 settembre 
Fockea edulis, 10 settembre 
I fiori di Fockea edulis, simili a pallide stelle marine 
Basilico profumatissimo, 10 settembre 
I luminosi fiori del basilico, 10 settembre 
Euphorbia decaryi in fiore, 10 settembre
Dopo la visita ad Alex avevo seminato la sua Dipladenia sp.: ebbene qualcuno è germinato, a oggi sono quattro – non credo che se ne faranno vivi altri, ma è già una bella soddisfazione avere queste plantule.

Ho iniziato a metterle fuori per qualche ora al giorno, al riparo dal sole, per fortificarle e abituarle alla dura vita dei vegetali del mio balcone, sempre nelle correnti d’aria… sono vicine ad alchechengi, passiflore e pitaya, si faranno buona compagnia!

Pitahaia 
Scilla violacea, 10 settembre
Tra i rinvasi di questi giorni ho messo mano anche a quelli, oltremodo necessari, delle carnivore e delle orchidee presenti sul balcone – per qualche pianta era anche troppo tardi, ma l’idea è salvare il salvabile… Nei nuovi vasi ho inserito in abbondanza il magnifico sfagno del titolo, preso a manate dai vasoni carnivori a Tuchel, da cui letteralmente trabocca. Perché magnifico? Beh, oltre a essere un muschio bellissimo – morbido, di un verde brillante, sofficioso con quelle cime corpose – lo sfagno ha quasi dei superpoteri: mantiene l’umidità, difende il substrato dagli agenti esterni, tiene lontani molti parassiti e (pare) germi) e le muffe… Inoltre ha proprietà autorigeneranti stupefacenti: lo si prende, lo si tagliuzza senza pietà mettendolo in un vaso tenuto costantemente umido e quello ricresce, tornando a formare morbidi cuscini come se niente fosse. Infine, quando l’acqua inizia a scarseggiare impallidisce, perdendo rapidamente colore e diventando via via bianco, asciutto e “cartaceo”: un segnale chiarissimo che è necessario intervenire!
Molto indicato, vivo, per carnivore e orchidee, leggo che si può usare anche per le talee oltre che per le semine. Non l’avevo ancora fatto, ma avendo giusto un rametto di Weigelia tra le mani ho provato anche questa tecnica… Riguardo ai semi, ci lascio cadere quelli delle sarracenie e delle drosere, l’unico rischio è che le plantule non riescano a tenere il passo del muschio, scomparendo sotto la fresca coltre verde.

Tantissimi i lavori da fare a Tuchel, in questo periodo, anche imprevisti (come l’amareno spezzato dal vento che ho dovuto eliminare del tutto, vicino al Giardino giapponese), tante le idee, i progetti, e i dubbi e le incertezze. Nuove prospettive di vita stanno forse per aprirsi, come da un seme gettato giusto tre giorni fa, e avranno bisogno di ancor più cure e dedizione. Mi guardo intorno, e vedo che apparentemente buona parte del mondo non è preso dalla stessa frenesia, o forse ha solo altri modi di essere impaziente?

Un’Argiope bruennichi con la sua preda, 26 agosto 
minuscola Ameles spallanzania vicino a una pianta melanzana

In copertina: le nocciole di Tuchel