Se l’ultimo post poteva far pensare a una sensazione di “passato pericolo”, purtroppo ci siamo dovuti ricredere: il peggio è arrivato tra giovedì e venerdì scorsi, quando al gelo (un po’ acuitosi) si sono aggiunti la pioggia e un vento forte, diabolico. Risultato, tutta l’acqua a contatto con qualsiasi superficie è ghiacciata, stringendo in una morsa micidiale cose, piante, persone – beh, le persone meno, ma è giusto per rendere l’idea.

La sensazione del venerdì mattina è stata quindi ben diversa da un paio di giorni prima, tra lo sconforto e l’afflizione di vedere le amate creature vegetali ostaggio di intere armature di ghiaccio, cristallizzate e impotenti, e la contemporanea fascinazione che uno spettacolo di questo genere, ancorché non comune, è comunque in grado di suscitare. Sconforto e afflizione nel prendere visione delle fave piegate e sofferenti, di boccioli prigionieri di scintillanti ghiaccioli, di diverse aloe e piante succulente (soprattutto, ma non solo) strinate dal freddo, o semplicemente e definitivamente bruciate, molli, nere.
Era in ballo anche un piccolo viaggio a Piacenza, verso la quale ci siamo infine diretti diverse ore dopo quanto programmato, sfidando le condizioni meteo che dicevano neve in tutto il circondario e pioggia il giorno seguente. Il giorno seguente invece ha nevicato, sostanzialmente tutto il tempo, e siamo stati lì lì per rinunciare a visitare Seminat (ovvero allo scopo della visita), fiera orto-florovivaistica con annessa porzione apistica (Apimell, in realtà decisamente preponderante come spazi e come numero di espositori) ed enogastronomica. La determinazione – o l’incoscienza? – sono state però premiate, grazie a un inviato del destino che ci ha inopinatamente messo in mano due biglietti di ingresso… tra un pubblico in coda piuttosto consistente, ci avrà forse scelto per Loretta? Comunque sia, il gesto è stato molto gradito!
Al termine di cospicue ore di visita, il nostro bottino è stato piuttosto limitato, anche per l’attesa eccessiva in uno stand che aveva molte cose interessanti e che abbiamo abbandonato per ben due volte: un decespugliatore a zainetto da 40cc per la dotazione strumentale, un alberello di Salix caprea ‘Kilmarnock’ e diversi rizomi (elleboro, lupini, un’orchidea rustica e un’altra specie che ora mi sfugge… vergogna!)

Al ritorno, sabato, la situazione a Tuchel si era normalizzata, e con un certo sollievo abbiamo constatato che gli alberelli da frutto – Tiziano in primis – hanno tenuto botta bene, addirittura a parte qualche fogliolina bruciata la fioritura appare per nulla compromessa. Con temperature specialmente mattutine sempre rigide (solo stamattina eravamo finalmente a circa 5° C) abbiamo messo in piena terra il salicone già domenica, prima di una benefica pioggia. Posizione? Dopo qualche tentennamento, lo abbiamo visualizzato vicino alla Vasca, un poco dietro alle Callicarpa: splendido! Dà il tocco di definizione decisivo all’angolino dello stagno, coi suoi rami penduli e fluttuanti.
Anche oggi è stata giornata di lavoro, stavolta nei pressi dell’area “piscinetta”: sistemazione di due tronchi a viminata nel tratto verso la recinzione, pulizia da legni e ferri lì abbandonati da vario tempo, eliminazione di due o tre ceppi di vecchi alberi – uno dei quali di dimensioni notevoli perché riuniva numerosi fusti – sotto un cielo tiepido e a tratti timidamente soleggiato, salvo per la pioggerellina che ha iniziato a cadere verso le 18. Ora resta soltanto da livellare per bene il pendio, “limandolo” in alto, attenuarne le irregolarità, rastrellare via le pietre più grosse e seminare l’erba da prato, oltre che abbellirlo con piante ben scelte che si arrampichino sulla recinzione (bisogna vedere se la Pandorea riesce a riprendersi) o che si affaccino sul muretto in basso, magari buttando qualche fiore profumato…











