
Previsioni più o meno rispettate, e giornata di pioggia intensa e pressoché continua (dopo quella molto leggera e intermittente di ieri): per una volta ci siamo lasciati convincere a starcene buoni a casa, con buona pace della cagnolina (che ha peraltro mostrato molta perplessità al momento di dover andare a fare pipì uscendo sotto a torrenti d’acqua).


Temperature del resto non preoccupanti – circa 10 °C al mattino, 7 °C verso le 18 – e vento quasi nullo; prendiamo queste precipitazioni come un regalo e un’ulteriore, definitiva spinta per le numerose piante che si apprestano ormai ad “aprire le danze”. Ancora pochi i boccioli su pruni e albicocchi, nessuno su amareni e ciliegi, mentre Tiziano il mirabolante mirabolano, incurante della falciata di gelo della settimana scorsa, è ormai lanciato nel suo spettacolo di rosa tenuissimo, così come il trasandato pesco sulla Passeggiata. Riuscirà quest’ultimo a produrre il suo primo frutto intero in due anni? Tra pochi mesi avremo la risposta…


Tutto bene, dunque, a parte un cedimento al muro a secco a monte del Pratone, in una parte che già mostrava segni di instabilità. Positivo anche il cedimento, comunque, così la parte instabile si è assestata – e terra e pietre cadute ci possono venire molto bene giù in basso, dove stiamo preparando una sorta di zona solarium addolcendo il pendio oltre la palificata, chiuso a ovest dalla recinzione. Al di là di questa stessa recinzione abbiamo osservato diverse volte i caprioli nella loro ricerca di erbe, e una volta – in pieno giorno – uno sfuggente cinghiale che ha reagito all’entusiasmo conoscitivo di Loretta dileguandosi in un attimo nel sottobosco di canne ed erba.
Facendo i consueti giri di ricognizione non posso non notare quanto ci sia ancora da fare; ad esempio, tutta la zona nord-nord est, oltre il Pratone e sopra (molto sopra) la Radura ora giardino giapponese, continua a essere una sorta di brughiera confusa di ailanti, rovi, sterpaglie, una vera terra di nessuno dove per ora c’è giusto un sentierino tracciato, ai piedi di un ultimo muro a secco la cui sommità resta sostanzialmente inviolata e inviolabile, ancora più terra di nessuno, ancora più selvaggia e impenetrabile, ancora più misteriosa. Ma la settimana prossima arriverà il decespugliatore…
In copertina: Sophora prostrata affronta il gelicidio, 2 marzo













