I nostri piani sono noti per essere sempre sottoposti alla legge del caso, e così è anche per me in questi giorni: un infortunio lieve e banale come una battuta sciocca, di quelli che se fossero un fumetto sarebbero una buffa vignetta con Paperino e non certo una sanguinolenta scena di Dylan Dog, ma sufficiente a bloccarmi a casa visto che il mio non è più un lavoro d’ufficio (e meno male!). Bloccarmi per modo di dire, certo, perché le piante a Tuchel bisogna pur bagnarle, e i gattini nutrirli, e poi c’è la Signora Fletcher e tutto il resto; diciamo che la modalità operativa è ridotta all’essenziale, grazie anche al meteo che dopo un giugno disastrosamente caldo sta concedendo qualche nube ristoratrice.
D’altra parte, pensando per esempio al ben più grave incidente di Laura (40 giorni di gesso!), non posso non pensare che alla fine sia andata più che bene; solo temevo, sabato scorso al momento del fattaccio, che fosse un cattivo presagio per l’evento calcistico del giorno dopo e soprattutto l’inizio di un’inversione di tendenza dopo un periodo sostanzialmente positivo. Invece è andato tutto bene, il lavoro duro e la bravura dei ragazzi del calcio si sono imposti come forze più grandi di qualsiasi altro scenario atteso e hanno ribaltato un destino apparentemente già scritto: un caso di profezia che non si autodetermina, forse perché nata da desideri di altri. E abbiamo capito che bisogna piuttosto concentrarsi sui propri, di desideri, per potersi aspettare che si materializzino. Identificarli, conoscerli, esplorarne ogni possibile risvolto, per far sì che possano compiere il viaggio – eterno e istantaneo – che parte dall’immaginazione per approdare alla realtà.
Mi aggiro dunque fra i vasi in balcone, invero sempre meno numerosi per i trasferimenti a Tuchel, cercando inediti scorci e nuove presenze – trovando ahimé soprattutto estese infestazioni di afidi e cocciniglie, ma anche forme di vita più gradite tra fiori, gemme e minuscoli germogli.

La pitahaya rimasta a casa, 14/7 
Matucana madisoniorum 
Diversa prospettiva per il fiore di Matucana madisoniorum 
Aeschynanthus lobbianus (o A. pulcher), fiore 
Aeonium arboreum, 14/7 
Il Principino (Astrophytum ornatum?) 
Particolare del Principino 
Astrophytum ornatum, 14/7 
Astrophytum myriostygma var. quadricostatum, 14/7 
La particolarissima struttura di Aloe plicatilis 
Particolare del fusto di Aloe plicatilis 
Aeschynanthus, o pianta dei rossetti, 2/6 
Fauce di Aeschynanthus lobbianus, 2/6 
Fiore di eschinanto, 2/6 
Scorcio del davanzale con succulente, 13/7
Super affascinanti le cactacee e succulente in generale, con il loro gioco di superfici che sembrano tutt’altro fuorché vegetali; e cosa meglio del bianco e nero per esplorarne i più minuti dettagli?
Una menzione per Asimina triloba, seminata a fine febbraio. In un vaso con quattro semi, ne sono germinati due; la seconda plantula sta avendo però difficoltà, “strozzata” dalla cuticola del suo stesso seme. Ho provato a liberarla, vedremo se riuscirà a riprendersi normalmente! Sorte quasi analoga per un ennesimo Chimonanthus, spuntato un paio di settimane fa nel vaso di un suo “fratello”.
Resta molto di cui parlare, per esempio della tinozza inserita nel giardino giapponese (dove prosegue una lenta opera di riordino soprattutto nei confronti del grande gelso bianco) e che dovrà ospitare piante acquatiche e pesciolini antizanzare. Mi auguro di non dovermi rompere altro per riuscire a rendicontare adeguatamente le novità!

In copertina: immagine a colori invertiti di fiore di Aeschynanthus lobbianum






