Scaldiamo i motori

Dopo un marzo sorprendentemente freddo, a partire da poco dopo l’inizio della primavera astronomica sono arrivate giornate caldissime e molto, molto asciutte, che hanno ulteriormente aggravato il bilancio idrico negativo di questo inizio d’anno. Primavera ormai lanciata, quindi? Neanche per sogno! Ieri è finalmente arrivato un po’ di brutto tempo, con una pioggia in realtà molto discreta, e soprattutto temperature in forte calo. Di notte siamo tornati a dieci gradi o poco più, e per il momento dunque aspetto a buttar fuori tutte le piante che possono passare la bella stagione all’aperto.

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Piccolo, ma intenso

Dicono che i giardini e i terrazzi rispecchino la personalità dei proprietari, riflettendone inclinazioni e caratteristiche, e sono piuttosto d’accordo: se non ci sono progettisti di mezzo, e come per l’interno di una casa, il modo in cui uno spazio verde è popolato (o spopolato!) e organizzato può dire tanto dei gusti e del carattere di una persona o di una coppia.

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Precocissima o tardivissima?

L’inverno è stato una finta fino a febbraio, poi è venuto un po’ di freddo – oggi è il primo giorno in cui ha un po’ mollato, con 15°C diurni; negli ultimi mesi le precipitazioni sono state ancora più finte, con un paio di ridicole pioggerelle e tanta tanta umidità nella prima metà di marzo. Necessarie alcune bagnature anche ravvicinate, nella speranza che presto piova sul serio.

Nel mitissimo inizio inverno ha prosperato la camelia Nuccio’s cameo, che ha dischiuso i primi boccioli

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Un giardino non basta

Leggo sull’ultima pagina di Gardenia di marzo le brevi considerazioni che l’autore, Marco Martella, fa a partire da alcuni cambiamenti nella zona in cui vive – in Francia, così pare, ma potrebbe essere ovunque. Un boschetto abbattuto, nuovi capannoni per la pollicoltura, i segni della nostra civiltà (cemento, asfalto, infrastrutture, etc.) che si fanno via via più evidenti, soffocanti, pervasivi. E il pensiero-rifugio che conferisce ancora più sostanza all’attitudine a coltivare un giardino, un po’ per compensare quanto dell’ecosistema naturale viene (dis)perso e un po’ per ricreare un luogo più vivibile e bello, in cui si ha la sensazione – o l’illusione – che il mondo sia ancora bello, giusto e in equilibrio.

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