Leggo sull’ultima pagina di Gardenia di marzo le brevi considerazioni che l’autore, Marco Martella, fa a partire da alcuni cambiamenti nella zona in cui vive – in Francia, così pare, ma potrebbe essere ovunque. Un boschetto abbattuto, nuovi capannoni per la pollicoltura, i segni della nostra civiltà (cemento, asfalto, infrastrutture, etc.) che si fanno via via più evidenti, soffocanti, pervasivi. E il pensiero-rifugio che conferisce ancora più sostanza all’attitudine a coltivare un giardino, un po’ per compensare quanto dell’ecosistema naturale viene (dis)perso e un po’ per ricreare un luogo più vivibile e bello, in cui si ha la sensazione – o l’illusione – che il mondo sia ancora bello, giusto e in equilibrio.
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Il giardino di Laura
È dura farlo, ma ogni tanto bisogna pur uscire nel mondo, magari “scendere a valle”, andare a trovare qualcuno, insomma avere una vita sociale… e così eccola, giovedì scorso, inforcare il motorino e andare verso il centro (centro? Centro di cosa? Per chi?) con un paio di visite in programma; del resto la giornata è soleggiata ma non torrida e si presta proprio bene.