Dopo l’esaltante realizzazione della Piazzetta sono iniziate le pulizie autunnali in giardino: nei giorni scorsi ci siamo dedicati al prato tra la Cisterna e la palificata, con potature (più o meno drastiche), qualche sofferta eliminazione e qualche nuovo impianto.


In particolare, nella zona sul limite ovest del prato, erano numerosi alberi di fico: i più a monte, tutti affastellati e sofferenti, li abbiamo tolti – insieme a un eucalipto assai piccolo e assai sfigato. Il grande fico nell’angolo sud, come detto, invece è rimasto, e siamo intervenuti con molti tagli cercando di rimodellarlo e rafforzarlo per farne uno sfondo ancora più maestoso e ordinato al prato. Tra l’altro, sotto la sua chioma troppo bassa si nascondeva un sentierino naturale che, passandogli accanto a valle, gira e porta subito a un’altra, meravigliosa piccola fascetta. Detta fascetta è (non sarebbe nemmeno da specificare) a sua volta da pulire e spianare perché ritrovi la sua conformazione e la sua utilità, ma anche così ha un fascino tutto suo, di angolino nascosto, romantico e naturale, col suo guardare nel bosco sotto e davanti ad essa.


Nelle settimane scorse ci siamo anche accorti che quelli che credevamo essere sorbi (Sorbus sp.) sono in realtà nespoli comuni, o meglio europei (Mespilus germanica). Così ora ci manca il sorbo!


Ieri, domenica, dal nostro fido vivaista Diego e dopo aver ragionato su due specie segnalate a lui, abbiamo fatto anche un po’ di shopping: un Amelanchier (A. canadensis?) piuttosto sviluppato, alto un paio di metri, e due piccoli esemplari di ciliegio di Nanchino (Prunus tomentosa). Tutti già felicemente sistemati a un paio d’ore dall’acquisto, prima di continuare col taglio dei rametti di fico. Perché queste specie? Sono entrambe di portamento cespuglioso/a piccolo albero, resistenti al freddo e alla siccità, molto adattabili in fatto di terreno, e soprattutto tutte e due oltre ad avere un valore decorativo producono frutti eduli, a quanto pare anche gustosi…

Amelanchier (comunemente chiamato, per ragioni che ci sfuggono, pero corvino) ha una storia e un’origine molto interessanti: viene dall’America del Nord – anche se esistono specie europee – ed ha costituito una fonte sicura e abbondante di cibo sia per gli indigeni sia, più tardi, per i colonizzatori; pare che il frutto, un pomo piccolo di colore molto scuro e quasi violaceo, ricordi molto il mirtillo. Mescolato alla carne cotta e a chissà cos’altro costituisce (costituiva?) il pemmican, una sorta di pastone vitaminico-proteico ed evidentemente energetico consumato dai nativi americani e poi adottato in molti paesi occidentali. Disgressioni storiche a parte, il nostro bell’arbusto ha trovato posto, crediamo anzi IL posto ideale, nella Terrazza Bocage, appena dietro lo scalino che porta alla Terrazza Spagna; le gemme sono numerose e promettenti, e non vediamo l’ora di ammirare la sua assai decantata quanto effimera nuvola di fiori bianchi, prima ancora che inizi la primavera e che metta le foglie.
Sulla stessa terrazza, tra Mimmo e Rosa, si è serenamente insediato il bambù sacro (Nandina domestica), preso anch’esso da Diego. Eccolo, in tutto il suo fulgore di bacche:


Ai due estremi del pendio ai lati della Piazzetta (dopo lunga e attenta valutazione, come sempre) abbiamo invece sistemato Mimì e Cocò, i due ciliegi di Nanchino (Prunus tomentosa); le dimensioni attuali sono molto inferiori a quelle dell’Amelanchier ma abbiamo lasciato loro molto spazio, nell’auspicata eventualità che si allarghino parecchio in altezza e in larghezza. I frutti di questa rosacea ricordano le ciliegie (come gusto, anzi, forse sono più simili alle amarene; così ci è stato detto) ma sono praticamente privi di picciolo, quindi appaiono quasi attaccati al ramo, e sono più piccoli. Beh, aspetteremo e assaggeremo! E, come per Amelia l’Amelanchier e tante altre specie a Tuchel, anche la fioritura dovrebbe avere il suo fascino – i ciliegi, in generale, sotto questo aspetto davvero non deludono…