Mi sto facendo prendere la mano dalle semine. Un bisogno insopprimibile di raccogliere, dividere, piantare semi in ogni dove, in ogni come, e restare a spiare ogni più piccolo movimento della terra per vedere se ne esce qualcosa. Vuoi vedere che c’è anche un significato metaforico in tutto questo?
La vocazione l’ho sempre avuta; quando ho potuto l’ho anche espressa, più spesso tralasaciata. Di tanto in tanto mi sembra di avere sufficiente tempo e occasione, e mi lancio incurante delle possibili conseguenze in termini di ulteriore lavoro per rinvasare e curare le piantine e di ricerca di spazio/tempo per tutte quante (appartengo tra l’altro alla schiera di coloro che difficilmente diradano, sembrandomi una crudeltà sospingere un essere ad affacciarsi alla vita per poi scartarlo senza pietà; lo faccio a volte, ma sempre con un mai del tutto superato senso di colpa e un dolore quasi fisico).
Il mese scorso ho iniziato da Mandevilla suaveolens, grazie ai baccelli gentilmente regalati da Diego verso metà maggio. Ho tenuto i suddetti per diversi giorni nel borsello, per poi finalmente dedicarmi alla semina a fine mese. Li ho lasciati un paio di giorni in acqua; poi ho preso un portauova da 10 scomparti in plastica, ho messo 2 semi per fossetta, bagnato per bene, chiuso la confezione e lasciato sopra al calorifero (spento!) del bagno. Ne restavano parecchi, che ho sparso senza troppa convinzione in un vasetto sul balcone.
In pochi giorni hanno iniziato a germinare quelli in bagno: da 20, ne sono nati 16. Dopo un paio di settimane, con estrema pazienza, ho rinvasato le plantule in vasi singoli; le ho lasciate acclimatare altri due o tre giorni e poi ne ho portate dieci da Diego (anzi undici: in un vasetto nel frattempo era spuntata una sorellina).
Quelle nel vaso fuori non sono state da meno: hanno impiegato di più, ma sono nate in massa, per la mia disperazione (dove rinvasarle? E soprattutto, come dividerle senza rovinarle??). Ho aspettato qualche giorno di troppo, ho iniziato a rinvasare singolarmente anche loro ma ne ho fatte meno di un quarto; poi ho ceduto, e ho portato il tutto a Diego – dopotutto è lui il vivaista, no?
Più o meno negli stessi giorni ho seminato Physalis peruviana, sempre con la tecnica dell’acqua e non prima di aver degustato diversi frutti. Succosi, con un sentore di pomodoro dolce e allo stesso tempo un po’ aspri. Buoni. Di questa seconda ondata, sembrava essere spuntata una sola plantula (su 12 semi), ma dopo il rinvaso di quell’unica – e quindi dopo aver rimescolato terra e tutto – ne sono spuntate altre quattro nei vasi delle mandeville, per i quali avevo riusato la terra. Uhm. Crescita rapida anche per l’alchechengio peruviano, ma un aspetto più soffice e vellutato grazie alla tenera peluria che lo avvolge.
Con la strada aperta da questi precedenti, il 3 luglio ho azzardato “Fiori bassi per prato soleggiato” direttamente a Tuchel (sia in pieno campo sia in un vaso; in entrambi i casi in meno di una settimana hanno iniziato a vedersi le piantine), e qualche giorno dopo è arrivato un vero Semina-day, in cui ho seminato diverse cose date da Laura, oltre a rimanenze che aspettavano da settimane se non mesi. Meglio tardi che mai, comunque! Dopo 24 ore di ammollo in acqua, l’8 luglio ho seminato Passiflora edulis, Araujia sericifera, Prunus tomentosa, Punica granatum e altre tre o quattro specie. L’operazione si è rivelata più lunga del previsto, e ha preso anche parte del giorno dopo…
La possessione della semina però non si è ancora esaurita, pur essendo ormai a metà estate (tardi, tardissimo soprattutto per la minaccia del caldo), e sto tenendo collezionando portauova per altri alchechengi e per piante carnivore (Drosera ‘Back Table’ e binata). Inoltre, in giardino ho raccolto i semi di iris e aquilegia, e ho scovato un barattolo dimenticato da chissà quando… bisognerà pur tentare, o no?



