Oggi, mannaggia, il lavoro è stato incalzante e ho avuto poco tempo per il giardino Tuchel, ma oltre alla “normale amministrazione” per il giardinetto sotto casa qualcosina ho fatto…
Per esempio, ho rinvasato tutte quelle piccole piantine da interno che vedete nell’immagine qui sotto, sistemandole nei lungamente desiderati vasetti di coccio, di misura giusta per le mensoline in sala; inutile dire che qualcuna è stata tagliuzzata per provare a riprodurla per talea!


Dopodiché ho dato un’occhiata all’adorata Euphorbia stellata, ancora provata dalla grandine; intendevo sì rinvasarla, ma mi sono resa conto con orrore che il vasetto di destinazione (sempre, rigorosamente, di coccio!) era un po’ troppo piccolo: in pochi mesi l’apparato radicale ha avuto uno sviluppo tumultuoso, tanto da rendere difficile anche sfilare la piantina dal vasetto vecchio! Si prospetta nuovo intervento a breve…
Una pianta davvero eroica e gratificante, basta vedere la quantità di nuove foglie al centro della rosetta!

Un’altra pianta rinvasata e sistemata è Lippia dulcis, una verbenacea conosciuta anche come Zucchero degli Aztechi; come si può intuire è una pianta dolcificante che si può usare in macedonie e bevande, anche se su qualche sito si trovano accenni preoccupati e preoccupanti al fatto che possa avere degli effetti tossici (ovviamente se ingerita in quantità molto elevate). L’ho messa in un vaso da appendere vicino alla finestra della cucina, un po’ per sostituire il Carpobrotus edulis e l’Epiphyllum anguliger finiti in piena terra (vedi sotto), e un po’ perché essendo una specie da caldo che soffre sotto i 10° C (proviene da Messico e Venezuela… caldi Tropici!) mettendola in piena terra in giardino sarebbe stato come condannarla a non passare l’inverno. E siccome è bella e profumata non merita una tale fine!

Inoltre ho messo a dimora Carpobrotus edulis, succulenta dal frutto edibile (è il famoso fico degli ottentotti… non ancora provata): anche il suo vaso era ormai insufficiente, oltre che rotto – grazie alla gatta Charlie che l’ha scambiato per un terrazzino panoramico, e non è proprio una piuma!
Con due palate ho fatto spazio sul muro a secco al secondo livello, ai margini della “steppa” e vicino a un fico d’India; l’ho sistemato nella buca e poi ho tagliato numerosi rami, un po’ per (ri)dargli un aspetto ordinato e un po’ per avere tante talee.


A far compagnia, una ragna non identificata… ed Elly, capostipite delle nostre gatte (oltre a lei una figlia, e una figlia della figlia!).

Per finire, giù in basso ho seminato Alyssum maritimum e bocca di leone da semi gentilmente forniti da Laura.

