Ieri, mercoledì, è stata una giornata davvero piena e gratificante. Alla mattina, sotto questo sole (clima già torrido alle 8!) ci siamo dati da fare per liberare l’ingresso “carrabile” del giardino Tuchel: con l’aiuto di Mario e di una insostituibile, impareggiabile Apecar 200 abbiamo fatto due cariconi di telai, persiane e altri rottami di legno (più tegole, pezzi di manichette, e un grosso coso di cemento armato), e uno (molto, molto sostanzioso) di rottami metallici i più disparati: tondini, reti, griglie, ganci, lamiere, molle (!) e via sferragliando – il tutto adeguatamente corroso, arruginito e pericolante pericoloso. I primi consegnati all’isola ecologica, l’ultimo portato in un punto di raccolta del ferro, dove farà buon peso per una successiva vendita a ditta specializzata.

Ci siamo organizzati piuttosto bene: al primo carico abbiamo caricato le persiane intere e parte dei legni (foto 2), tagliando con la motosega quelli più lunghi. Nel tempo in cui Mario è andato a conferire all’Isola ecologica, noi due abbiamo preparato il secondo carico, portando giù e tagliando in pezzi di lunghezza omogenea i grandi telai di legno (con ancora dello stucco e piccole parti di vetro attaccati) abbandonati da tempo immemorabile sulla Passeggiata (foto 4). È stato così bello vederli andare via per sempre!
Anche durante il secondo viaggio di Mario ci siamo mossi, eliminando con la vanga un po’ di erbacce cresciutelle e tagliando il tronco cadente all’ingresso – anzi due tronchi, uno dei quali piuttosto grosso- che verranno fatti a tocchi per il camino. Al ritorno di Mario abbiamo caricato con attenzione l’Ape, riuscendo a farci stare tutti i tubi, i tondini, le griglie, e, meraviglia, le super-malefiche reti plastificate.
La temperatura era alta (intorno ai 30 °C), l’aria immobile, l’ora si avvicinava pian piano al mezzodì – insomma, un bel bagno di sudore… ma ampiamente ripagato dalla sensazione, quasi di liberazione, al vedere l’apetta portarsi via le ultime cose.
Spostando i legni rimasti sotto alla catasta di ferri abbiamo infine avvistato un tenerissimo rospo (Bufo bufo): poco impressionato dai nostri affanni, si è letteralmente volatilizzato nel momento in cui ci siamo distratti.



All’ora di pranzo siamo scappati: oltre al caldo e all’urgenza di una doccia, lei aveva anche da consegnare telematicamente un lavoro. E verso metà pomeriggio ci aspettava la sortita al supermercato: ci voleva pure qualcosa da mettere sotto ai denti, avendo invitato gente a una grigliata! Chiaramente abbiamo esagerato: alla sera eravamo cinque persone (lui, lei, Marco, Beatrice ed Eleonora), ma con tanta materia edibile da soddisfarne il doppio. Poco male, ciò che avanza è un’ottima scusa per pensare già alla prossima cena, del resto ce la siamo proprio meritata!
In copertina: getti di mimosa (Acacia dealbata) sulla rampa d’ingresso





