La domenica è iniziata con un forte temporale mattutino, che ci ha fatto temere di non poter fare l’agognata “grigliatina” in terrazza, in programma per il pranzo. Per fortuna il tempo si è rimesso e ci ha regalato una lunga giornata di caldo sole, fin verso le 18 quando si è coperto di nuovo – ma noi eravamo già ben satolli!
Poco lavoro, dunque, giusto la messa a dimora di un paio di aromatiche acquistate nei giorni scorsi: salvia ananas (Salvia elegans) e mirto tarantino (Myrtus communis var. tarentina).


Entrambe queste specie hanno delle particolarità etimologiche e non. Partiamo dal piccolo mirto (una mirtacea, come – ad esempio l’eucalipto. Quante cose si scoprono!): nella mitologia greca si narra di una giovane sacerdotessa e atleta, Myrsine, uccisa per invidia da un avversario da lei battuto; Afrodite ne ebbe pietà e le donò nuova vita trasformandola appunto nella pianta del mirto. Usato da millenni in cucina per il suo intenso profumo (da cui deriva il nome stesso), pianta sacra a Venere simbolo di fecondità, per i romani era dunque di buon auspicio per gli sposi. Ancora oggi, lo sappiamo tutti, con le bacche si produce un ottimo liquore scuro di colore e intenso di sapore.
La Salvia elegans -o salvia ananas – è caratterizzata anch’essa da proprietà… aromatiche, ma provenendo da oltreoceano (Messico e Guatemala) ha una storia per noi più recente. Le foglie hanno un sentore di ananas piuttosto marcato, per questo vengono usate per cocktail, bevande, macedonie, oppure fritte e anche per accompagnare carne e formaggi. Inutile dire che confidiamo in una crescita rapida della piantina per sperimentare tutte queste interessanti declinazioni culinarie!
Passando all’aspetto colturale, tutte e due vogliono posizione assolata e riparo dal gelo (nel caso, la salvia perde la parte aerea per rispuntare a primavera): eccole quindi sistemate lungo i muri a secco perimetrali, in compagnia dell’onnipresente borragine, in terreno senza ristagni. Vedremo…