Poteva essere una di quelle piante che vengono messe a dimora, stanno lì solo per deperire lentamente e che poi finiscono per essere dimenticate perché per mesi non danno più segni di vita – e allora si dà per scontato che non ne abbiano più, di vita, che con loro sia “andata male”, insomma, che sarà meglio togliere il fusto, prima o poi, anche per non ricordarsi ogni volta, vedendolo, che con lei si è, magari colpevolmente, sbagliato.
E invece, lei è viva; ancora quasi indistinguibile, in mezzo all’erba e a rami secchi sul serio, ma con anche già un piccolissimo “inquilino” che l’ha scelta come casa e postazione di caccia. Ah, che belle che sono queste piccole, piccolissime sorprese!


Tornano dunque a gonfiarsi le speranze per questo alberello messo a dimora poco meno di un anno fa (qui il post al riguardo).
Poco prima di notare il ritorno dell’asimina, lei si è concessa una breve incursione nel giardino di Tino e Maria Teresa, impareggiabili vicini e fortunatissimi custodi di una camelia (Camellia japonica, varietà sconosciuta) dai fiori screziati semplicemente meravigliosa (s’intravvedono in copertina): inevitabile dedicarle qualche scatto.
Due camelie delicate ma dalle foglie forti e spesse, un ramo sottile di biancospino (Crataegus monogyna?) con una miriade di cupole di fiori candidi, ed è già poesia…
Inizia a manifestarsi anche la trionfale fioritura del Grande Ciliegio, appena dietro la fila degli Ulivi, che lo scorso anno passò sostanzialmente inosservata – anche per via di tutta la vegetazione che circondava il povero albero.




