Finalmente!

Fico

Nei giorni scorsi mi è capitato fra le mani (grazie Mà!) un libretto di Stefano Mancuso, che si intitola La Nazione delle Piante. Ne avevo sentito parlare e attendevo l’occasione per leggerlo, con la convinzione che sarebbe stato interessante. E così è stato, anzi ancor meglio: in questo agile libretto ho trovato condensate, espresse, esplicitate molte delle cose che penso da anni, da sempre potrei dire. Un’interpretazione della natura, dell’uomo, delle piante e dei legami tra le forme di vita che sostanzialmente

condivido in pieno, e che non può che condurre, nel suo logico sviluppo, a presupposti, principi e valori che a loro volta non possono non riflettersi nella vita quotidiana, proprio a livello comportamentale.

copertina mancuso
La copertina della Nazione delle Piante, di Stefano Mancuso


Questo libro si meritebbe una recensione vera, circostanziata e dettagliata, e soprattutto meriterebbe di essere letto come libro di testo nelle scuole, dalle elementari in su, e adottato dalle amministrazioni pubbliche per essere applicato alle politiche di governo. Il motivo è semplice, ed è che parlare delle piante – e della Natura come insieme delle forme di vita – non è roba per appassionati (qualunque cosa questo voglia dire), ambientalisti incarogniti o nostalgici di un mondo più puro perché meno civilizzato. È invece un parlare che riguarda tutti, nessuno escluso, e nessuno dovrebbe sentirsi esentato dal doversi porre il problema di come si comporta nei confronti del pianeta – e cioé nei confronti di tutti i suoi simili e degli altri esseri viventi.

Insomma, se vi capita compratelo, leggetelo, fatevi qualche domanda e cercate di mettere in pratica quelli che dovrebbero essere i comportamenti ovvi di una specie intelligente, razionale e incredibilmente dotata come è quella umana (così almeno pare… o pareva).

Piante protagoniste del romanzo della Terra, dunque, e silenziose compagne del nostro più umile viaggio. Da difendere, da valorizzare, da diffondere il più possibile, anche se in questo periodo non possono non pensare alle migliaia di rametti di agrifoglio, abeti gambizzati, stelle di Natale forzate e colorate, cipressini soffocati dallo spray e via dicendo. Piantine trattate come pensierini, ugualmente esteporanee e trascurabili, trasformate in piccoli mostri in composizioni kitsch che vorrebbero richiamare la natura. Mah, molto meglio le piante artificiali, se l’obiettivo è quello di decorare le nostre vacanze per qualche giorno, o no?

Con questi e altri pensieri guardo le piante di cui mi sono circondata, che non oso nemmeno definire mie. Come gli animali, penso che siano di loro stesse, e noi ne siamo semmai custodi, più o meno consapevoli e più o meno bravi.

faucaria succulenta
Faucaria tigrina, dettaglio di un fiore, 28 dicembre

Il giallo non è l’unico colore che accende questi ultimi rigidi giorni del 2019; dopo tanta pioggia, dalla settimana di Natale il sole non si è negato, facendo riplendere il paesaggio e invogliando a stare il più possibile fuori, a un tepore che svanisce in un attimo col calare del giorno.