Torno ad aggiornare queste pagine dopo una pausa mai cosa lunga, credo; l’estate non è ancora finita e sembra durare da secoli, ma perlomeno sembra archiviata la fase più insopportabile, quella delle giornate infinite passate a sudare e a desiderare che lo strazio finisse… Tante, tantissime cose sono successe in questi mesi, sia qui a Tuchel sia al di fuori, nel mondo che sembra sempre, insieme, così lontano e così vicino; fatti tragici, fatti politici e naturali, fatti lavorativi e personali.

Non sono mancate nuove piante approdate in giardino, delle provenienze più diverse, come da tradizione. Citiamo almeno i due oleandri, piuttosto grandi, presi da Diego il mese scorso e in attesa di impianto, insieme a una caudiciforme apparentemente secca regalataci da un vivaio insieme ai poveri resti di una crassula (RdF) – tra l’altro, era il giorno di uno dei temporali più violenti di fine agosto -, che dopo l’acquata ha prontamente emesso diverse gemme e sembra ben avviata, e ancora un paio di talee da Laura (azalea) e, più indietro, da Diego, una Hoya variegata, una Tibouchina, una Kalanchoe da identificare, un rametto da Cristina (Lepismium?)… insieme ad esse, qualche successo nelle talee fatte a partire dalla primavera, a partire da un paio di roselline, e poi Weigelia, Salvia greggii e altre.

Abbiamo fatto diverse gite con Loretta, alla ricerca di fresco, d’acqua e di ombra, riscoprendo dei posti davvero molto suggestivi anche a poca distanza da casa, per esempio alla bellissima collana di laghetti di San Carlo, e anche più vicino ancora.
Il giardino se l’è cavata – se la sta cavando – bene: le piogge, saltuarie ma abbondanti, hanno spezzato i lunghi periodi di torrido e alleggerito il lavoro di bagnatura, mentre siamo riusciti a non lasciar andare del tutto la situazione, tagliando l’erba un paio di volte a inizio estate e mantenendo una certa pulizia.
In casa continua a incantare la sorprendente Jatropha podagrica, quella acquistata in condizioni disperate a dicembre 2017; le sue foglie, sempre più grandi, sono enormi in proporzione al fusto – che pure è cresciuto tanto – e stanno cambiando forma, passando da quella tonda iniziale a una forma lobata che ricorda le foglie di fico, solo con una superficie molto più lucida.



A proposito di fichi, in queste settimane stiamo facendo grandi raccolti; oltre a esserne goloso lui e a distribuirli a parentame e vicinato vari, ne portiamo grandi quantità a Bruno che, bontà sua, si diverte come un matto a confezionare chili e chili di confetture… il che viene molto, molto bene anche a noi, soprattutto per non far andare sprecata tanta dolcezza!

















