Si usa ancora questa parola, tra l’antico e il cinematografico? Forse no, però noi non ci facciamo caso e la usiamo lo stesso – è bella, esotica e anche indicata, verrebbe da dire, per designare la protagonista a lungo attesa per la sistemazione di Tuchel (o meglio, della prima ampia zona di ingresso, ormai quasi pienamente vivibile e comunque delineata.

Protagonista a lungo cercata, desiderata e sospirata, una volta avuto chiaro in mente che doveva essere lei la protagonista del pratone “basso”… beh, non suona come una cosa così drammaticamente importante, forse, ma in un suo piccolo particolare modo lo è. A questa pianta, piccola ancora e quasi spaurita di aspetto, affidiamo il compito di diventare il fulcro di uno spazio già molto variegato. Ebbene, senza ulteriori indugi, chiamiamola in scena…
La nostra vedette è dunque un pepe rosa (anche detto falso pepe: Schinus molle), albero a crescita veloce e dalla chioma (teoricamente) folta, leggera e ricadente, che crea un’ombra non fitta e frusciante; fiorisce – e la nostra pianta ha anche i fiori, minuscoli e bianchi – e fruttifica, ovvero produce le bacche del pepe rosa (per l’appunto!). Tra i suoi molti altri pregi è quello di resistere molto bene alla siccità, caratteristica che potrebbe rivelarsi fondamentale viste le estati a volte torride di queste parti (e il fatto che per noi la fornitura d’acqua è ancora un’incognita).
Ce ne siamo innamorati mesi fa, esplorando le varie possibilità per la Terrazza Bocage: è aereo come il salice, ma meno esigente e forse anche più elegante. Poi è venuta fuori la Piazzetta, con le sue collinette di spalla: a ovest abbiamo pensato al micro frutteto, ok, ma a est, dalla parte dell’ingresso, ci voleva una creatura più maestosa, frondosa, e al tempo stesso fine. Il pepe rosa promette di essere proprio questo, un elemento che attirerà lo sguardo dall’ingresso, invitando ad avvicinarsi alla sua fresca ombra e dunque alla Piazzetta.
Per il momento, oltre a questi roboanti discorsi, ci accontentiamo di questa prima immagine: siamo andati a prenderla oggi pomeriggio verso le 16 e l’abbiamo messa a dimora subito, ma tempo di finire ed era ormai buio pesto (per l’impianto ci siamo fatti luce con il faretto), però noi la amiamo già e ci sembra bellissima anche in questa fotografia un po’ sfigata:


Foto fatta, appunto, dopo l’impianto: i tronchi e gli arnesi lasciati alla base sono per prevenire una simpatica incursione da parte dei cinghiali, che spesso, incuriositi dalla terra smossa, si divertono a tirar via le piante appena messe…
Qui a fianco invece si nota (si nota?) la sofferenza del nuovo alberello: alto più di due metri, era costretto in un vaso di meno di 30 cm, che infatti era deformato dai suoi sforzi per cercare alimento con le radici.