Dicono che i giardini e i terrazzi rispecchino la personalità dei proprietari, riflettendone inclinazioni e caratteristiche, e sono piuttosto d’accordo: se non ci sono progettisti di mezzo, e come per l’interno di una casa, il modo in cui uno spazio verde è popolato (o spopolato!) e organizzato può dire tanto dei gusti e del carattere di una persona o di una coppia.
Giovedì scorso ho avuto l’occasione di conoscere una cara amica di mia madre e suo marito: Loriana e Vladimiro. E, con loro, un grazioso giardino stretto fra i palazzi signorili ma non ricchi di spazi esterni di una sinuosa strada che s’inerpica sulle prime alture proprio dietro la stazione, verso il levante cittadino. Un giardino tipico di quei paraggi: quasi tutto piastrellato, con un terrapieno da una parte e una sottile striscia di terra di riporto sul lato lungo. Il lato lungo lo separa dal giardino confinante con un basso muretto in muratura sormontato da una grata metallica a rombi. Il tutto con una superficie che credo non raggiunga i 30 metri quadrati, ma in cui si percepisce una grande, vera passione per piante, fiori, colori.
C’è un po’ di tutto, dai grandi classici come le rose – un po’ sacrificate, l’esposizione non è ottinale per loro – ai bulbi, alle succulente, persino qualche albero. Uno purtroppo secco, di diversi metri di altezza. E poi lui, il motivo primigenio della visita, un annoso ibisco proveniente, mi informano, niente meno che dall’Honduras, e di cui ho l’onore di ricevere un pollone radicato. Fino a una settimana fa ha fatto molto freddo, e le ultime giornate sono state belle ma estremamente asciutte. La primavera è arrivata, sì (per me il momento che sancisce la nuova stagione è il cambio dell’ora, avvenuto due notti fa), ma ancora non è esplosa, e anche il giardino di Loriana si presentava in forma mezzo letargica. Se l’ibisco stava appena iniziando a mettere le foglie, tantissimi colori rallegravano già la scena.
L’aspetto meraviglioso di questo piccolo spazio è la sua ospitalità, l’accoglienza data a ogni piantina, con qualsiasi provenienza; vi sono quelle acquistate, quelle propagate, quelle nate da sole… Le “stagionali” sono trattate (come dovrebbe essere) come perenni, ed ecco quindi i bulbi e le primule che di anno in anno rispuntano e fioriscono, e se non fioriscono è lo stesso, non vengono eliminati come vecchie scartoffie inutili.
Nella luce di metà mattina era molto bella Polygala myrtifolia, sempreverde quasi sempre in fiore, da Loriana presente con un arbusto ben sviluppato.
Un discorso a parte meritano le azalee, di quattro o cinque varietà e pressoché tutte in fiore (alcune per la prima volta in diversi anni d’attesa!).
Molto bello anche l’accostamento di piante più tipiche dei terrazzi e altre più insolite o semi spontanee, come molte succulente e felci; sul muretto è presente una piccola preziosa popolazione di capelvenere, specie solitamente di scarsa durata nelle nostre case.
Ho scoperto stasera che il nome Loriana è quello di una dea dell’antica Roma, protettrice dei fiori (e della gioventù: non so perché, ma le due cose mi paiono collegate!). E di certo la Loriana che mi ha ospitato nel suo giardino fa onore al proprio nome, grazie al suo talento come pollice verde (merito, a quanto pare, del marito). Talento che è, prima di tutto, attenzione alle piccole vite delle piante, cura, pazienza e costanza – e rispetto. E che viene bene anche applicato ai nostri simili…
In copertina: fiore di Polygala myrtifolia










































