L’altalena

Gli ultimi mesi sono stati un’altalena di temperature, luci e venti; con disinvoltura passiamo da pomeriggi di sole in cui quasi ci si scotta a stare fermi al sole a fredde mattinate con l’umidità impossibile. In linea di massima, però, prevale il caldo “insolito per il periodo” – un tipo di insoliticità che, in realtà, somiglia sempre più alla banalità. Del resto è proprio vero: non esistono più le mezze stagioni (deve averlo già notato qualcuno) ma nemmeno le stagioni intere, e trascorriamo giornate incoerenti in balìa dei capricci del meteo e degli eventi.

Questo è vero fino a un certo punto, a giudicare dall’evoluzione in giardino: a parte lo stordimento di qualche pianta (per tutto l’inverno sono apparse fragoline, ora qui ora lì), i passaggi classici sono stati osservati, e dopo le vesti spoglie e un po’ desolate durate fino a tutto gennaio, si intravvedono sempre più rapidi i mutamenti che porteranno all’esplosione estiva.

Il pesco, per esempio, si è già completamente rivestito dei suoi delicati fiori appena rosati, e altrettanto si apprestano a fare gli albicocchi e tutte le altre essenze decidue (arbusti e alberi), mentre le rose – mai del tutto prive di foglie – si sono rivestite di innumerevoli gemme rosso scuro. Le violette imperversano da almeno due settimane, e la profumatissima Daphne regala inaspettate emozioni olfattive, mentre al tempo stesso tergiversano ancora diverse altre piante – una su tutte, la Magnolia stellata.

Tuchel è sempre più entità autonoma, habitat in costruzione; nella Vasca sono comparsi lunghi cordoni di uova (di rospo?) e si sono moltiplicate le lumache, forse è anche sopravvissuto l’ultimo pesciolino rosso. Anzi, sicuramente: di giorno l’interessato è molto sfuggente, ma col buio quasi sempre, dopo qualche minuto di agguato, si fa sorprendere mentre nuota pigramente sul fondo. E quanto è cresciuto! Sembra esserci un altro pesciolino, con lui, ma di questo ancora non sono sicura.

Sul suo cactus preferito ricompare, di tanto in tanto, la raganella verde, e misteriosi animali lasciano tracce della loro esistenza con cunicoli, orme, tracce visive e sonore – ricci, sicuramente, ma non solo.