Lo sfogo

Questo blog è nato per parlare di piante, fiori, lavori per trasformare un terreno incolto e inselvatichito in giardino, e di forme di vita più o meno domestiche che possono accompagnare questo percorso. Quindi, in linea di massima, rappresenta per noi un “luogo” in cui i piccoli e grandi eventi o problemi quotidiani (personali, lavorativi, sociali e quant’altro)restano non detti, sullo sfondo, apparentemente trascurati.

Uno spazio di questo genere vorrebbe essere una sorta di “isola felice” dove l’unica occupazione è quella di ammirare le meraviglie della natura e i suoi minuscoli capolavori nascosti, con l’aria svagata e serena dell’ozioso ispirato fuori dal mondo e privo di preoccupazioni (e un pelo anche socialmente disadattato). Beh, in parte è certamente così, ma “il mondo fuori” ha tentacoli lunghi e, soprattutto, si dispiega in forme che non possono passare inosservate; non si può sempre far finta che non esista, o almeno non credo che sia poi così giusto. E dunque?

E dunque, vorrei soffermarmi un attimo sulla situazione italiana dopo le  ultime elezioni politiche del 4 marzo, e sui mostri che sta generando. Due mesi molto abbondanti sono passati, e ci sono due autoproclamati vincitori che, ci dicono, stanno scrivendo il contratto per un (assai fantomatico) governo del cambiamento. Anzi, hanno finito di scriverlo l’altro ieri, dopo due settimane di tira e molla in cui è venuto fuori tutto e il contrario di tutto, e lo stanno facendo votare a… a chi? Agli elettori? A parte degli elettori? Solo i loro? A quanti si presentano per farlo? Boh, non è questo l’importante. Il punto è: lo stanno facendo votare. Ma, allora.

Siamo in una democrazia rappresentativa, il che vuol dire che n elettori eleggono un certo numero di rappresentanti (sulla base di un programma, in teoria, o di qualche idea, o di una bella faccia o forse anche di altre parti del corpo, vale tutto!). I rappresentanti dovrebbero rappresentare, ovvero fare il lavoro sporco al posto degli n elettori: parlare, discutere e decidere. Tanto è vero che siedono in un posto chiamato Parlamento (o sarà un caso?). La scelta del presidente del consiglio però avviene in un altro modo: i partiti che si sono impegnati a coalizzarsi per fare un governo dovrebbero formulare un nome, indicarlo al Presidente della Repubblica che a sua volta  dà l’incarico a questo nome e lo spedisce a farsi dare la Fiducia in Parlamento.

Ma qui facciamo tutto alla rovescia. Qui abbiamo i pezzi grossi dei due partiti “vincitori” – segretari di partito, capogruppo, ecc. – che si riuniscono a porte chiuse, parlano, scrivono bozze, correggono, riscrivono, limano, tagliano e cuciono, chiedono tempo, poi ne chiedono altro, poi altro ancora – dalle poche foto pervenute sembrano uno di quei gruppi di studio delle superiori, con gente svogliata che di nascosto riempie i quaderni di scarabocchi – , poi partoriscono un… un contratto. Sì, ok, ma quello che serve è un nome, il presidente non può dare l’incarico a un contratto. Ah, ma dicono: il nome non conta, è un dettaglio. Eh??? Ma veramente, il nome di cui parliamo non è quello di un rappresentante di aspirapolveri, per cui uno vale l’altro; non è quello di un incaricato (anche se riceve un incarico: forse da qui deriva l’equivoco? Ma solo un ignorante può equivocare), bensì quello di uno (o una) che deve gestire la faccenda al 100%, che ci mette la faccia e tutto il resto. Il programma dev’essere roba sua.

Ma la vera sconcezza è far votare questo *@*#* di contratto “alla base”. Ovvero: gli esimii rappresentanti non sono sicuri di aver fatto bene, quindi chiedono agli elettori di convalidare il documento. Un partito lo ha già fatto, ottenendo il 94% e rotti di consenso. Il 94% di circa 45.000 votanti. Più o meno due quartieri popolosi di una grande città. Ma non è questo il punto. Il punto è: ma che razza di presa in giro è questa? Ma chi pensate di far fessi? E se la base non avalla cosa fate, vi rimettete a discutere e scribacchiare per altre due settimane? E qualcuno osa pure confondere le acque dicendo “il 98% dei nostri elettori è d’accordo sul contratto”. Ahbbello! Se i vostri elettori fossero davvero 45.000 (ma abbondiamo! Diciamo pure 50.000, ma no esageriamo: 100.000!), questo paese avrebbe un problema in meno.

Questa è una pura e semplice operazione di marketing per apparire “democratici”, quando invece si è o dementi, o incapaci, o determinati a dimostrare di non avere le competenze minime per occuparsi di un governo. In tutto questo il nome ancora non c’è – ma è un dettaglio, lo abbiamo visto – e mi chiedo se, prima di andare dal Presidente della Repubblica, ci faranno questa grazia di farcelo sapere. Che so, magari ce lo fanno pure votare.

Buffoni e ipocriti.

E pericolosi.