
Ancora temperature sgradevolmente fredde e, oggi, un po’ di fastidioso vento oltre a un cielo sempre coperto o velato: stamattina non si arrivava a 5 °C, e nel corso della giornata siamo rimasti sempre sotto gli 11 °C. Confido e spero che domani sia davvero l’ultimo scampolo di questo inverno tracimante, in modo che tutta l’energia vitale accumulata in questi mesi dalle piante (e non solo da loro) possa finalmente dispiegarsi nella crescita, nelle fioriture, nella fruttificazione, nei colori e nelle forme, nei profumi e nei portamenti, nelle cose piccole e in quelle più appariscenti…
I segni di trasformazione e di rinascita sono comunque già visibili da qualche giorno, e ogni giorno timidamente ne spunta qualcuno nuovo; ce ne accorgiamo e li ammiriamo nei nostri “giretti” con Loretta, o mentre ci diamo da fare tagliando rovi o pulendo la vecchia cisterna di calcestruzzo vicino ai Cipressi (il nostro prossimo obiettivo!). Peraltro non è nemmeno così vecchia, a quanto ci dicono dovrebbe avere suppergiù un sessantina d’anni; in ogni caso è situata in un punto davvero molto panoramico e dominante e anche se malridotta dovremo trovare un modo per riutilizzarla, o ripristinandola o inserendo serbatoi nuovi all’interno (le misure non le abbiamo ancora prese, ma a occhio è larga 3/4 metri, profonda due – incluso il gradino interno – e alta almeno 1,40 fino al gradino).
Un paio di giorni fa abbiamo ricevuto la visita di Giuseppino e Andrea, vicini un po’ in età, venuti a controllare come mai non arrivasse acqua dalla fonte situata nel nostro terreno.
Ne abbiamo approfittato per farci raccontare qualcosa sul terreno, che pare essere stato fino al secolo scorso la proprietà (villa) di ricchi signori di città; tanto ricchi e tanto di città da non sapere che farsene di un parco (tale era allora, pieno di lecci, ulivi e, se non ricordo male, castagni), anzi da sapere a malapena della sua esistenza. A un certo punto fu dato quindi l’ordine di vendere, e così fece il custode (?) del parco. O almeno: una parte la vendette, un’altra parte la vendette pure, ma a lui stesso, pagandola col ricavato della vendita di tutta l’abbondante e pregiata legna ivi presente. Una persona di spirito, senz’altro, che pur essendo senza un soldo riuscì con “un piccolo stratagemma” ad assicurarsi un po’ di questa preziosa e amabile terra.
Abbiamo chiesto notizie anche dell’imponente quercia che sovrasta il Voltino, all’ingresso in basso: ebbene, Giuseppino racconta come il padre ricordasse di averla vista, nel 1924, unico “albero” sopravvissuto alla foga disboscatrice del custode, risparmiata in quanto il suo fusto aveva pressapoco il diametro di un braccio (troppo poco per farne legna da ardere). A occhio e croce, dunque, deve avere poco più di un secolo di vita!
Qualche piccolo segreto è legato alla fonte, là in fondo oltre alla Radura; essa è attualmente scomoda da raggiungere perché incassata in una sorta di buca nel terreno, e soprattutto a nord è sovrastata da una montagna di terra e detriti (franati a seguito del rifacimento e asfaltatura della strada carrabile che passa 50 metri più in alto). Ebbene, un tempo arrivare alla sorgente – o pseudo sorgente, in quanto ora dà acqua solo a seguito di piogge consistenti – era naturalmente molto più agevole, e a monte, al posto di terra e detriti, era una galleria. Che dire… la pulce è arrivata, prima o poi dovremo fare il possibile per riportare alla luce quella struttura, a costo di spostare quintali e quintali di materiale franoso!

Altre annotazioni: semina di lavanda in bustina e delle pinguicole temperate ricevute pochi giorni fa da Maurizio (insieme a parecchi peperoncini, qualche drosera e altre specie); effettuato il primo ordine su Idroponica per serrette, vasi e 100 l (!) di vermiculite – non ci saranno più scuse per non sistemare le pinguicole, e anche sarracenie e dionee (fra le piante che si preparano a fiorire).
In copertina: un ragno stanato da sotto una foglia di strelizia








