Una metafora suggestiva

drosera binata

Non mancano i momenti di lettura, nel Giardino Tuchel, che si presta egregiamente anche a questa e ad altre attività più o meno meditative. Tanta narrativa, qualche saggio, in passato anche testi di studio o libretti di istruzione; tutto assume un gusto più saporito e lascia una traccia più profonda quando gustato nell’ombra irregolare della vite o inseguendo tenacemente gli ultimi raggi di un sole che se ne va, verso sera.

Il quadretto idillico è stato ancora più perfetto con un libro che ci ha portato Laura, e che ha molte affinità col ciò che rappresenta per noi Tuchel. Un librino agile, non pretenzioso, e adeguatamente inconsueto come soggetto e come scrittura.Si tratta di Il tempo è un albero che cresce, un “romanzo in giardino” come  dichiarato in copertina, di Luisa Pulcher (Instar libri). Ecco la copertina:

coertina tempo
La copertina del libro

È arrivato in casa (rigorosamente in forma di prestito) grazie a Laura, e si legge come una sorta di diario in prima persona di una donna che nell’arco di un anno racconta le proprie vicende “filtrate” dalla vita che scorre parallela, appunto, nel suo giardino. La voce narrante è quella di una  “normale” donna di mezza età, con figli e animali vari e un lavoro gratificante ma non arricchente, che ha la pregevolissima qualità di non autoincensarsi né mortificarsi, è capace di non prendersi troppo sul serio ma anche di dedicare attenzione e amore alle proprie passioni.

coleotteri
Un coleottero su euforbia caudiciforme

Parla del giardino, dunque, un giardino che non è il confettino melenso e ordinato che viene tipicamente proposto ai matrimoni, bensì un luogo semiselvatico in cui l’uomo propone, ma la natura dispone; un ambiente la cui bellezza non deriva da una perfezione maniacale e forzata (che solo una squadra di giardinieri a tempo pieno potrebbe permettere, peraltro) bensì dall’armonizzarsi e confondersi di specie – soprattutto vegetali – che lottano per il proprio spazio, proliferano lì dove non ce lo si sarebbe aspettato o al contrario non ripagano le attese di fioriture straripanti e si limitano a vivacchiare stente, evidentemente fuori contesto.

Ci si ritrova, in un racconto del genere, nel suo vivere il giardino (la natura) come scoperta, come sperimentazione dagli esiti aperti, come disponibilità a lasciare che una pianta o un animale trovi il proprio spazio, spesso diversamente da quanto programmato da una mente umana. Ci si ritrova nella preoccupazione quasi costante con cui si guarda il cielo e ci si chiede quando mai si deciderà a piovere, mannaggia, che tutto questo bel tempo mica fa bene alle piante e che le mezze stagioni un senso davvero lo avevano e ci mancano. Ci si ritrova negli slanci operativi che portano a decidere di “mettere tutto a posto” nel giro di due giorni, per poi lasciarsi prendere dall’inedia per settimane, perché ci sono tante, tante altre cose da cui farsi travolgere.

fockea
Fiori di Fockea edulis, 13 settembre

Ci si ritrova nell’uso dei nomi scientifici delle piante – che invidia per cotanta nomenclatura! -, nell’amore e nell’attenzione per le parole (ovvero dei significati), che sono anch’esse da scegliere e usare con cura e proprietà perché non è vero che “tanto ci si capisce”, soprattutto quando si finisce per esprimersi con emoticon e abbreviazioni; ci si ritrova nei vapori profumati di una cucina in cui finiscono i prodotti dell’orto, del giardino (anche tante erbe selvatiche!), dei boschi, tra ricette scontate e altre più fantasiose e bizzarre.

Ci si ritrova meno, ecco, nei passatempi tra cara vecchia signora di paese e sciura milanese annoiata, a fare ghirlande, centrotavola, mazzi e composizioni di fiori e altri ammennicoli soggetti a seccume e “impolverimento”. Certo, a Natale come rinunciare a decorazioni siffatte (specialmente se autoprodotte), e se ci sono matrimoni cresime battesimi ok, ma questo basta e avanza… e poi i vasi di fiori suscitano sempre anche un fondino di tristezza per la loro sorte, no?

Bella comunque l’atmosfera che riesce a far respirare questo libro, l’idea che anche nella fatica quotidiana il coltivare, in tutti i sensi, il proprio spazio personale possa dare gratificazioni altrimenti irraggiungibili; e che in questo coltivare sia permesso un po’ di tutto, sia contemplato lo sbagliare, il cambiare idea, il provare, il ragionare su ciò che si è fatto senza necessariamente pretendere di non dover o poter fare errori. La bellezza della crescita, della vita di un giardino come di una persona, è nel rendersi conto che i nostri sforzi hanno tanto più senso quando si armonizzano con ciò che ci sta intorno e che vive e cresce con noi, e non in opposizione; quando consapevolezza e accettazione sono rivolti anche a noi stessi, e ci permettono di comprendere e amare anche i nostri limiti. E amandoci in toto, sinceramente, saremo probabilmente più apprezzati anche da fuori.

 

In copertina: foglia di Drosera binata con piccole prede