Ginkgo biloba

Il ginco (da qualcuno chiamato Albero di capelvenere) è un’essenza molto particolare, sostanzialmente un fossile vivente, una sorta di relitto; unica specie nel suo genere, Ginkgo, è classificato con le conifere nel gruppo delle Pinophyta (già Gimnospermae), unico e ultimo sopravissuto della divisione Ginkgophyta. La sua peculiarità principale è che pur appartenendo appunto alle Pinophyta possiede foglie larghe e tenere, né aghiformi né coriacee; queste sono inoltre decidue, caratteristica condivisa però con alcune altre conifere, tra cui i larici.

Le tipiche foglie a ventaglio del ginco portate sul brachiblasto

Ginkgo biloba è un albero di prima grandezza, ovvero che da adulto che raggiunge e supera di norma i 25 metri, originario dell’attuale Cina. Dal fusto, dritto e slanciato, si staccano i rami secondari (macroblasti), su cui si innestano a loro volta i brachiblasti (rametti molto corti e tozzi) che portano le foglie, a ciuffetti. Le foglie hanno forma allargata, a ventaglio, in genere divisa in due lobi (da cui il nome); compaiono molto tardi in primavera, mentre ad autunno inoltrato assumono un intenso colore giallo aranciato prima di cadere. Uno spettacolo, tanto che il ginco è molto usato nelle città, anche nei viali, nonostante raggiunga poi dimensioni ragguardevoli.

L’esemplare di Tuchel è arrivato all’inizio di dicembre 2017, con un’altezza intorno ai 3 metri.