
Questa è la storia di un altro piccolo grande salvataggio, o meglio dell’arrivo a Tuchel di una pianta con una storia; una lunga, lunghissima storia. Il protagonista è quello che è stato sempre chiamato “il pinetto” – e che da qualche anno è diventato invece “il pinone”: una tuia (Thuja sp.) seminata la bellezza di venticinque (venticinque!) anni fa, forse improvvidamente, da Maurizio.
La graziosa piantina negli anni è cresciuta e cresciuta; prima in vasetti, quindi in vasi via via più grandi su di un balcone, poi in un vaso enorme nel giardino (minuscolo) di Laura, diventando una piantona di duemetriemezzo – e iniziando a patire, tanto, per la scarsità di spazio, luce e nutrienti. Questa pianta ha visto nascere le figlie di L. e M., che – tanto per rendere l’idea – ora sono due universitarie. Poteva essere ignorato il suo silenzioso lamento, la sua sofferenza, dopo che ha accompagnato una così larga fetta di quattro vite? No, non poteva – ovvio – e così…

E così, beh, Tuchel sembra essere nata apposta anche per ospitare queste storie, ed è pronta a divenire l’agognato approdo di esseri vegetali che sono ormai, davvero, di famiglia e che si meritano al pari almeno dei nostri animali la giusta quota di rispetto, attenzione e, perché no, affetto.
Ok, chiudiamo la premessa/pistolotto sulla dignità delle piante e riportiamo dunque i nudi fatti: ovvero che il giorno (di festa) 1 novembre scorso siamo partiti in missione per andare a prendere il pinone – soprannominato Ryan per motivi che dovrebbero ora apparire chiari; dopo qualche giorno adagiato in un posto riparato, mentre pensavamo al posto migliore dove piantarlo, ieri abbiamo infine realizzato (crediamo) anche il suo sogno, procurandogli una comoda buca accessoriata giusto all’ingresso della Steppa, dirimpetto al primo pilastrino della Steppa stessa. Abbiamo pure liberato l’area da un eucalipto secco dai lunghi rami pericolanti e da un non meglio specificato alberello selvatico. La terra è soffice e fresca, la posizione invidiabile, l’acqua gliela portiamo amorevolmente con l’innaffiatoio (almeno in questi primi giorni); ora tocca a lui.

Forza Ryan!
Intorno a lui, molte piante sembrano morire, ma è solo la preparazione lenta e metodica all’inverno.

In copertina: foglie di fico secche sull’erba