Confetture #8, 9, 10…

preparazione

Abbiamo un po’ perso il conto delle conserve realizzate con la frutta di Tuchel, ma proviamo a riprendere il filo: le ultime confetture dello scorso anno erano quelle realizzate coi cachi (#5), con l’acca (o feijoa) e un tocco di mela (#6 con un buon peso in limoni, #8 senza) e coi limoni da soli (#7); su di queste però non abbiamo pubblicato articoli né foto, almeno per il momento. Negli ultimi giorni poi lei si è sbizzarrita con nuove creazioni, in parallelo con  l’andamento delle stagioni e dei variopinti raccolti che esse man mano si portano dietro.

Verso fine maggio è stato il momento di Amelanchier, coi suoi dolci mirtilli scuri, e dei due piccoli ciliegi di Nanchino (Prunus tomentosa), con la loro bacche di un rosso chiaro e brillante.Nel primo caso ci siamo limitati a mangiarli direttamente dall’arbusto (la pianta è giovane e i frutti non numerosissimi, inoltre diverse persone sono venute a degustare…), nel secondo un po’ dei frutti sono finiti in una bizzarra confettura che chiameremo di frutti rossi, insieme a due varietà di amarene e alle prime ciliegie. Quasi in contemporanea hanno iniziato a maturare le more di gelso bianco, e le nespole, e le ciliegie; nel frattempo riusciamo sempre a cogliere una fragola là, un lampone qua. Che pacchia!

Confettura #9: gelsi bianchi

La prima coi frutti dell’anno, realizzata in due giorni fra 2 e 3 giugno, con una percentuale di zucchero (di canna) piuttosto bassa.

Confettura #10: frutti rossi

Come detto sopra, si tratta di una sorta di “macedonia” con amarene, ciliegie e frutti di Prunus tomentosa. Amarene e ciliegie sono quelle messe da parte perché non del tutto “perfette” per farle sotto spirito: erano poche, da qui l’idea del mix, integrato con due manciate di ciliegine di Nanchino, un po’ aspre da mangiare così. Per sfumare tanti sapori aciduli, questa volta è stata aggiunta della vanillina. Circa mezzo chilo di frutta, un paio d’etti di zucchero, una passata al passaverdura (per eliminare i nòccioli delle ciliegie di Nanchino, troppo piccoli per estrarli a mano) e il gioco è fatto.

Consistenza e colore sembrano ottimi, ci manca solo un assaggio ufficiale, magari dal raffinato palato di Giulio!

Confettura #11: nespole del Giappone

In fondo alla Passeggiata, ai margini della Radura, cresce un po’ negletto un nespolo del Giappone non troppo imponente, stretto tra un cachi ancora più minuto, due noci e un muro di pietra che lo chiude a nord. Come tutti i suoi simili è un albero generoso e spartano, che quest’anno è riuscito a produrre un po’ più frutti e un po’ più sani dello scorso anno. Tantissime delle sue nespole presentano macchie nere e imperfezioni di vario genere, ma sotto una scorza non del tutto invitante si celano frutti davvero succosi e saporiti (almeno a detta di chi l’ha assaggiate!).

Domenica scorsa lei ne ha raccolte un bel cesto, lunedì ne ha portate un po’ dalla madre, martedì ne ha iniziato la cottura e mercoledì – oggi – le ha trasformate in 4-5 vasetti di confettura.