Qualche giorno fa lo avevamo anticipato, e in effetti abbiamo poi concretizzato il trasloco di Fred. Troppo esposta la terrazza, troppo sole, troppo vento caldo, troppo poca vegetazione intorno, e il povero acero rosso pativa, le sue foglie si seccavano e poi cadevano.

Abbiamo pensato che la sua salute venisse prima del nostro progetto, e che non valesse la pena impazzire per farlo stare in un posto non congeniale… quindi vanga di nuovo in mano, l’altro ieri lo abbiamo tirato fuori dalla sua buca, rimesso in vaso e spostato in un punto molto più riparato, all’ombra del fico. Nel frattempo avevamo elucubrato molto su cosa e come ottenere sulla terrazza alta; abbiamo fatto “audizioni”, prendendo in considerazioni questa e quest’altra specie, e come in tutte le audizioni molti candidati sono stati bocciati (o rimandati). Infine abbiamo deciso: niente atmosfera giappo-esotica, bensì un boschetto…

Un boschetto dunque, ma fiorito, dove alberi dalle chiome piumose, ricadenti o comunque morbide – un po’ come il salice piangente – formino una volta avvolgente ma anche una sorta di sipario, una tendaggio naturale che segua il sospiro del vento, per poter anche ascoltare l’ombra. E questi stessi alberi dovrebbero fiorire, ed emergere da un insieme variegato e rigoglioso di erbe e cespugli anche loro fioriti, magari profumati. In mezzo, una stradina sinuosa con uno slargo grande quanto basta per un tavolinetto di ferro e due sedie…

Questo il progetto (o il sogno). Che abbiamo iniziato a concretizzare: l’altro ieri visita al vivaio sotto casa per indagare sulla Jacaranda mimosifolia, che è risultata sconsigliatissima per la sua esigenza di inverni molto miti. Un giro tra le piante esposte ci ha fatto scorgere degli alberelli dalla chioma dolcemente arcuata, alti e sottili. La vivaista la chiamava mimosa francese, si tratta di Acacia floribunda o A. retinodes, una mimosa sempreverde che fiorisce (pare) gran parte dell’anno. Perfetta, ne prendiamo due!

Prelevate ieri e messe a dimora oggi pomeriggio, con tanto di struttura di rami di eucalipto a sostenerle, hanno già anche un nome: Mimmo il più alto, e Rosa la più tonda!
Per farlo abbiamo aspettato le sette di sera, per non sudare più di tanto e iniziare l’acclimatamento degli alberelli col fresco della sera: il sole di questi giorni è davvero impietoso, meno male che Fred ha traslocato! Il tempo di bagnare abbondantemente i nuovi “inquilini”, salutati al loro insediamento da un tramonto bellissimo, carico di sfumature e di promesse.
