La raccolta delle albicocche, a causa della grandine di un mese fa circa, non è esaltante: moltissime sono “toccate” e presentano quindi macchioline nere poco invitanti ma, come abbiamo potuto verificare, sono buonissime!
Come sfruttarle, senza regalarle tutte ai cinghiali? Preparando una bella marmellata – pardon, confettura -, naturalmente! Le ricette alle quali mi sono ispirata divergono molto nella quantità di zucchero e nella preparazione, così ho fatto una sorta di media per mettere a punto la mia. Eccola di seguito!
Confettura di albicocche Tuchel
- Raccolta della materia prima: le albicocche provengono da tre alberi diversi, e molte sono “rovinate”. Niente paura, se non sono del tutto acerbe o proprio marce vanno benissimo, basterà togliere le parti nere, dure o troppo mollicce. Poi si lavano e si asciugano, magari insieme a qualche prugnetta, come si intravede nella foto sottostante.

- Asciugo le albicocche e le taglio per togliere le parti “andate” e il nocciolo, poi le peso. Per comodità le ho raccolte circa metà alla volta in un piatto di plastica, per poterle pesare rapidamente prima di trasferirle nella pesante pentola di coccio usata per la cottura.

- Aggiungo in pentola un po’ di scorza e succo di limone (ho usato un limone medio quasi intero); poi copro con lo zucchero.


La domanda che sorge spontanea è: ma quanto zucchero ci vuole? Le risposte sono tante e diverse, da chi dice 500 grammi ogni chilo di frutta e chi dice 300 o anche meno. Opto per circa 4 etti ogni chilo di frutta, ovvero 630 g. di zucchero a fronte di poco più di 1,5 Kg. di albicocche. Per arricchire la miscela verso anche un bicchierino di brandy, ché non si sa mai…
- Lascio riposare il tutto, coperto, per un’ora circa. Anche qui le versioni sono molto variabili, qualcuno lascia passare una notte intera, qualcun altro non contempla questo passaggio.
- Ora è il momento di cuocere! Almeno un’ora, e già dopo mezzora circa la frutta si sfalda. Diversamente dalle ciliegie, le albicocche si sono sfatte al punto che non le ho frullate.



- Appena spento il fuoco procedo con il riempimento dei vasetti, naturalmente già puliti e asciuttissimi, usando un mestolo e un piccolo imbuto al quale ho tagliato la parte bassa, troppo sottile.

- Lascio i vasetti a testa in giù finché non si raffreddano, così sterilizzano ulteriormente la faccia interna del tappo. È fatta!

Ora non rimane che trovare qualche volenteroso per l’assaggio – anche se ho già testato la confettura (buo-nis-si-ma!) anche intingendo un pezzetto di parmigiano… slurp!
Ho trovato in rete procedimenti secondo cui le albicocche si cuociono da sole a parte e poi si unisce lo sciroppo di zucchero; alcuni inoltre suggeriscono di aprire il vasetto non prima di un mese. Riusciremo ad attendere così tanto?
