Nel giardino Tuchel sono numerosi gli alberi di prugne, molti dei quali danneggiati dalla grandine un paio di mesi fa. La produzione quindi è stata scarsa, ma sufficiente per lanciarci in una nuova ricetta – la confettura di prugne – oltre che nella… degustazione diretta (molto piacevoli le pause con un paio di gustosi frutti!).
Ieri è avvenuta la raccolta, non facilissima dato che gli alberelli sono pressoché inselvatichiti e portano i frutti ben in alto – e inoltre sono disposti su scarpate o muri a strapiombo. Comunque sia, dopo qualche rischio capitombolo e scartando parecchi frutti toccati o marciti, abbiamo messo insieme una cassetta multicolore davvero bella a vedersi. Questa mattina invece è stata la volta della preparazione vera e propria, dopo aver fronteggiato un attacco di formichine attirate dalla golosa abbondanza ma per fortuna ancora piuttosto lontane e impegnate con le crocchette dei gatti.
Primo passaggio: lavo e asciugo i frutti, quindi peso le prugne intere, per fare la proporzione con lo zucchero (circa la metà del peso dei frutti snocciolati); subito dopo mi dedico alla lunga e, ahimé, alquanto noiosa pulizia (snocciolamento ed eliminazione parti rovinate). Beh, un motivo come un altro per restare al “fresco” della casa, mentre fuori la calura impera invincibile!

Metto le susine nella bella pentola di coccio, bagnate dal succo di un limone intero – e da un bicchierino di brandy, si sa mai! – e accendo per una prima bollitura di qualche minuto.

Nel frattempo peso gli scarti, qualcosa non mi torna, e decido che il peso che avevo annotato mentalmente (2,8 Kg) fosse in realtà 1,8. Arriva il momento di aggiungere lo zucchero a fuoco spento da qualche minuto; ne verso prima una quantità misurata e poi un’aggiunta… a naso. Le quantità dunque sono grosso modo queste:
Susine di diverso tipo e varietà, circa 1,8 Kg
Zucchero bianco, circa 600 g
Brandy, 2 o 3 cucchiai
Succo di un limone, e qualche frammento di scorza
Confusioni numeriche a parte, all’assaggio intermedio e finale il gusto era buono, del resto la percentuale di zucchero dipende sostanzialmente dal gusto personale e da quanto dolce si vuole rendere la confettura (se poco dolce, sarà una composta). Procediamo…
Faccio dunque sciogliere bene lo zucchero mescolando col cucchiaio di legno, riaccendo il fuoco e porto a un bollore tranquillo, mantenendolo per un’oretta. La purea è molto meno viscosa di quella dei fichi e anche delle ciliegie… si rapprenderà abbastanza da diventare una vera marmellata?
Allo scoccare dei 50 minuti di cottura impugno il frullino a immersione e rendo un po’ più omogenea la purea, che subito assume un aspetto più marmellatoso. Ci siamo! Ancora pochi minuti e verso il tutto nei vasetti puliti.
Non faccio la famosa prova del piattino, ormai mi sono convinta che sia una sorta di leggenda urbana: la frutta in cottura è molto, molto meno viscosa di quanto sarà la relativa marmellata una volta fredda, per cui stare a vedere se e quanto scivola sul piattino inclinato un cucchiaino di detta confettura bollente, beh, porta decisamente fuori strada. Perlomeno questo è ciò che abbiamo sperimentato: la consistenza giusta della purea bollente assume l’aspetto tragico di una marmellata che si potrà tagliare con un coltello (affilato), ma non certo spalmare amorevolmente su una delicata fetta biscottata. E quindi? E quindi beh, si va a istinto e si tengono d’occhio i tempi di cottura: in generale un’ora garantisce un risultato dignitoso.
Le immagini qui sotto paiono rassicuranti, da questo punto di vista: vediamo la confettura fumante imprigionata nei vasetti – rovesciati dapprima, per sterilizzare i coperchi -, e gli stessi ormai raffreddati, ri-capovolti ed etichettati.


Numero e capacità dei vasetti erano talmente giusti che nella pentola ne è avanzata pochissima da raccogliere e divorare ancora calda magari su una fetta di pane. Quella poca l’abbiamo fatta fuori sul parmigiano, a sera: un modo nemmeno più così alternativo, e sicuramente azzeccato, di unire sapori così diversi, e così complementari. Ma tanti altri ne restano… buon appetito!



